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"Germania, lo scandalo dieselgate pagati con i soldi pubblici e i sacrifici dei lavoratori. Una storia molto italiana!". Intervento di Federico Giusti
Trentamila posti di lavoro da qui al 2020, dopo lo scandalo dieselgate è iniziata la crisi del settore metalmeccanico tedesco e questo piano lacrime e sangue è stato anticipato dal quotidiano Handelsblatt e confermati dai vertici della Vw La riduzione degli organici colpirà soprattutto i siti produttivi tedeschi dove sono previsti 23 mila dei 30 mila esuberi su un totale di oltre 600 mila dipendenti Ma desta scalpore il fatto che questi esuberi, denominati «Piano futuro» , siano stati concordati con i sindacati tedeschi per ridurre i costi di 3,7 miliardi l’anno entro il 2020 Sono previsti quindi esuberi attraverso prepensionamenti, passaggio da full a part time e tagli ai contratti a tempo determinato, misure che al sindacato tedesco saranno sembrati conquiste.

Tagli occupazionali in Germania ma non solo, per esempio in Nordamerica, laddove esplose lo scandalo dieselgate, e in Sudamerica , Brasile in primis. 23 mila posti di lavoro in meno corrispondono a circa 8% della forza lavoro dello stesso gruppo, si tratta di tagli ragguardevoli . Oltre ai tagli , per l'amministratore delegato, arriveranno anche investimenti rivolti alle tecnologie digitali e all' auto elettrica verso cui si indirizza la politica industriale del marchio che nei prossimi anni dovrà affrontare il nodo dei risarcimenti. Di certo non siamo davanti a un crollo delle vendite, è vero che il mercato delle macchine è in crescita ma nonostante lo scandalo Vw cala le vendite di appena lo 0.6%. Con la complicità dei sindacati, Volkswagen sta facendo quadrare i conti, a fronte di una riduzione dei profitti sceglie la strada degli esuberi per salvaguardare il titolo in borsa e la sua reddittività. Lo stato tedesco pagherà i prepensionamenti e gli operai, con il mancato aumento dei salari e la perdita di posti di lavoro, con aumento dei ritmi produttivi, permetteranno a Volkswagen di risparmiare per investire nelle tecnologie del futuro.

Una nuova débâcle, quella del sindacato Ig metal dopo quella del 2003 da cui non si è piu' ripresa scegliendo la strada degli accordi e della condivisione dei piani aziendali ad azioni conflittuali

Nel 2003, dopo quattro settimane di scioperi, la lotta dei metalmeccanici dei Länder orientali per la settimana di 35 ore falli' e con essa tramonto' anche la idea che riducendo l'orario avrebbero ottenuto maggiore occupazione.

La sconfitta sindacale di 13 anni fa era legata a due ragioni: la fermezza della Confindustria tedesca di sfruttare il minore costo del lavoro nelle regioni orientali e anche con una sola ora di lavoro in meno alla settimana avrebbero ridotto i margini di profitto rallentando una produzione sollecitata dall'aumento delle vendite sul mercato mondiale.

Ora la Germania deve affrontare la riduzione della domanda e la necessità di rifarsi una verginità all'indomani dello scandalo dieselgate investendo in nuova tecnologia, investimenti che saranno pagati non solo dalla Vw ma dallo stato tedesco e dai lavoratori.

Quanto accade oggi in Germania ci ricorda che in Italia stanno per chiudere un contratto nazionale per i metalmeccanici senza aumenti reali e con pochi euro travestiti da bonus.

In comune il ruolo del sindacato che ha archiviato il conflitto.

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