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Bologna, Cobas in rivolta contro la norma del sindaco Merola che vuole tagliare le assemblee sindacali
Anche per il prossimo mercoledì i sindacati di base del comune di Bologna, compresi i Cobas, organizzeranno l’ennesimo flash mob contro il divieto di usufruire delle assemblee. La storia si trascina da qualche settimana. Ed ha già visto due lettere da parte di Palazzo d’Accursio, sede dell’amminsitreazione comunale, niente di meno che indirizzate alla Commissione nazionale di garazia sugli scioperi. Nella querelle c'è finita anche una vicenda legata a un'assemblea che da un luogo autorizzato si è spostata ad un altro, e quindi da considerare, secondo la banale interpretazione della burocrazia uno "sciopero non dichiarato". 

Per farla breve, al sindaco Merola non va giù che ci siano troppe assemblee sindacali. E quindi ha pensato bene di mettere in campo una drastica opera di ridimensionamento, cominciando dalle sigle che lui ritiene minoritarie, ovvero quelle della galassia del sindacalismo di base. Vuole legare l'indizione di sciopero al voto della maggioranza delle Rsu o delle sigle rappresentative. In quest'ultimo caso andando contro una prassi che ormai dura da diciotto anni e anche contro i numeri stessi. Numeri che attribuiscono a tutte le sigle non-Cgil, Cisl, Uil comunque una quota del 40% delle preferenze dei lavoratori. Il Comune di Bologna ha scelto la via della prova di forza, chiudendo gli occhi anche di fronte al fatto che nella classifica delle indizioni incriminate la leadership va a Cgil, Cisl e Uil.

Le nuove regole sulle assemblee sindacali a Palazzo d'Accursio, però, non sembrano convincere l'esperto di diritto del lavoro Giovanni Alleva, che è anche consigliere regionale per L’Altra Europa. Alleva definisce le nuove norme “contrarie al principio di libertà sindacale. Non si può imbavagliare nessuno”. “Io dico che ogni dipendente comunale ha diritto a farsi le sue dieci ore con il sindacato che vuole – aggiunge -. Lascerei la situazione così com'è. Un sindacato da solo non può prendersi tutto e non si può permettere che l'Rsu possa impedire a una piccola sigla di fare assemblee. In questo senso si viola la nostra Costituzione. Sono convinto che nessuno abbia spiegato al sindaco quali siano gli accordi nazionali. Il contratto collettivo non parla solo di Rsu, perché i diritti sindacali appartengono anche alle singole sigle. Lui la fa troppo semplice”.
In realtà è da anni che maestre, vigili e lavoratori dei servizi sociali protestano contro il Comune. Orari atipici, demansionamento, precariato. Sono questi i principali motivi che hanno portato i dipendenti a indire scioperi e assemblee sindacali a cui però, ora, il Comune sembra voler mettere un freno.

 

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