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Prc Roma con Fabio Alberti, blitz davanti alla "rimessa clandestina" degli autobus privatizzati. Intervista audio
L’altra notte un gruppo di attivisti di Rifondazione Comunista di Roma hanno manifestato davanti al piazzale di via della Maglianella 183 ove la società Mauritius, facente parte del consorzio Roma TPL scarl, da una quindicina di giorni ricovera illegalmente le vetture con il fine evidente di evitare azioni di lotta da parte dei lavoratori nuovamente senza stipendio. Qui intervista audio a Fabio Alberti effettuata nel corso del blitz.

Oggi è arrivata la notizia che l’azienda, in una lettera ai dipendenti ha deciso di chiudere la rimessa e riportare la situazione alla normalità, almeno per quanto riguarda il ricovero dei mezzi.
Fabio Alberti, candidato al consiglio comunale della lista SINISTRA X ROMA FASSINA SINDACO, aveva comunque già depositato un esposto alla ASL competente sulla irregolarità di questo comportamento. Il piazzale, perché non si può parlare di deposito vero e proprio, ove una quarantina di mezzi sono ricoverati è un parcheggio privato e non è indicato come luogo di ricovero dei mezzi nel capitolato di appalto con cui la società ha ottenuto la concessione ed è del tutto fuori norma, in particolare per quanto riguarda la sicurezza.

La società Mauritius, come la maggior parte delle società del consorzio RomaTPL, per l’ennesima volta non sta pagando gli stipendi ai lavoratori. Ad oggi è stato corrisposto solo un anticipo sulla mensilità di marzo. Non è la prima volta. Da anni i lavoratori non ricevono regolarmente la paga. L’indennità contrattuale di 306 euro annui erogati dalla Regione non viene corrisposta, così come il premio di risultato (150 euro). L’indennità ERG, (70 euro), corrisposta in passato, è stata addirittura richiesta indietro con trattenute sugli stipendi, i buoni pasto non vengono riconosciuti e i pagamenti sono spesso soggetti a ritardi. Si aggiunga che le ditte non sono in regola con i versamenti contributivi all’Inps e altri adempimenti tra i quali la cessione del quinto ecc. Nello scorso ottobre la lotta dei lavoratori, che erano arrivati ad effettuare il blocco del servizio per diversi giorni, aveva strappato un accordo con la mediazione della prefettura a seguito del quale era ripreso per alcuni mesi il pagamento regolare degli stipendi. Ma dai mesi di febbraio/marzo il problema si è ripresentato in numerose imprese del consorzio.

Una situazione, questa, molto nota al mondo sindacale. L’USB, per esempio, da tempo sta chiedendo all’amministrazione commissariale di Roma Capitale il pagamento diretto degli stipendi di Tpl-Scarl. “Se la nostra richiesta fosse stata ascoltata, non saremmo tornati al punto di partenza e i disservizi che continuano a flagellare utenti e lavoratori, non si sarebbero più ripetuti”, si legge in una nota.
“Non vorremmo che Roma Capitale – si legge ancora nella nota - stia prendendo tempo per assicurarsi una riduzione del debito che vanta nei confronti della Tpl, a suon di sanzioni pecuniarie, evitando di risolvere i gravi problemi che la stessa Roma Tpl Scarl sta causando da tempo alla cittadinanza e ai lavoratori”. Tante le corse ridotte e soppresse che lasciano per strada centinaia di utenti e più di 1.800 i lavoratori ridotti alla fame. “ Roma Capitale deve dimostrare coraggio e responsabilità, revocando il contratto di affidamento alla Roma Tpl Scarl – continua Usb - per restituire un servizio efficiente ai cittadini e la dignità ai lavoratori della Roma TPL scarl che continuano a svolgere diligentemente il loro lavoro. Speculare sulla pelle dei più deboli è una scelta incivile e anticostituzionale” dichiara Ilario Ilari dell’Unione Sindacale di Base.

Secondo l’esposto del Prc, infine, nel piazzale, troppo stretto e fuori norma, non è presente un adeguato impianto antincendio, mancano i cartelli indicatori prescritti per la sicurezza sul lavoro, non è sorvegliato adeguatamente, è sprovvisto della doppia entrata costringendo i mezzi ad entrare ed uscire in senso alternato. L’uscita sulla via della Maglianella è sprovvista di via di fuga, mettendo così a rischio la circolazione veicolare sulla stessa che viene occupata in entrambi i sensi di marcia dall’uscita degli autobus.
“Queste sono le conseguenze della cosiddetta privatizzazione del servizio pubblico di trasporto – aggiunge Fabio Alberti - che ora interessa il 20% delle corse, in gran parte in periferia, e che si vorrebbe addirittura ampliare. Ai disagi quotidiani degli utenti per un servizio assolutamente non all’altezza di una grande città europea si sommano le angherie nei confronti dei lavoratori e degli autisti. Non meraviglia, il trasporto privato mira alla massimizzazione del profitto e da sempre questo si ottiene sfruttando i lavoratori. Siamo di fronte alla ulteriore dimostrazione che la privatizzazione ha fallito. C’è di che revocare la concessione o comunque, alla prossima scadenza nel 2018 riportare il servizio in Atac assorbendo i lavoratori.”

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