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Precari nel pubblico impiego: la sentenza della Cassazione elimina ogni dubbio. La reazione di Usb e Anief
La Cassazione ha recentemente stabilito che i precari del pubblico impiego che hanno avuto un contratto a tempo determinato di 36 mesi ed un giorno hanno diritto a risarcimenti. Si tratta di oltre 200mila lavoratori precari del pubblico impiego, che potranno ricorrere contro lo Stato italiano per ottenere un risarcimento che varia da 2,5 a 12 mensilità, come per il settore privato.
Già pronti i ricorsi. Per i docenti della scuola pubblica, la Legge 107/2015 riconosce già un fondo apposito per risarcire i pagamenti disposti dai giudici del lavoro: solo che si tratta di una “mancia”, come sottolinea l'Anief. 

La sentenza elimina ogni bisogno di ulteriori prove. Quindi, considerando circa 3.000 ricercatori e collaboratori della Ricerca con tali requisiti, ma anche con un’anzianità di servizio media intorno agli 8 anni, la spesa per i risarcimenti solo in questo settore si aggirerebbe intorno ai 300 milioni”, osserva Claudio Argentini, dell’USB P.I. Ricerca.

“Il MEF dunque sbaglia i conti – evidenzia Argentini - perché stimando in 30.000 unità i precari che potrebbero fare causa allo Stato, non considera che quelli a tempo determinato sono anziani, che nel tempo hanno avuto anche altre forme contrattuali, e quindi un danno maggiore può essere quantificato senza paura di sbagliare. Noi conosciamo bene la situazione, perché abbiamo già notificato circa 200 ricorsi in vari enti come ISS, ISPRA, CREA, CNR, ISFOL, tramite lo studio legale Naso”.

“Nel novembre 2015 l’USB P.I. ha presentato denuncia di infrazione alla Commissione Europea – ricorda il sindacalista - ottenendo che la Commissione si attivasse presso il Governo italiano per un riscontro sui dati”.

Sottolinea Argentini: “I precari, sia a tempo determinato che quelli falsamente atipici, hanno curricula invidiabili, ma anche incertezza lavorativa continua. Questi precari sono pagati con finanziamenti di ricerca, ma lavorano su diversi progetti esattamente come il personale a tempo indeterminato, il che dimostra che sono parte dell’organico e sono inseriti in tutti i processi della Ricerca pubblica”.

Prosegue il rappresentante USB: “Il danno erariale conseguente al pronunciamento della Cassazione, è stato determinato dal blocco delle assunzioni, provocato anche dal Governo Renzi, e dovrebbe essere pagato dagli stessi membri degli esecutivi che hanno impedito a due generazioni di ricercatori, coetanei del premier, di avere un lavoro stabile ed utile alla collettività”.

“Ma i nostri ricorsi, le denunce all’ Europa e la lotta sindacale hanno lo scopo di costringere il Governo non al danno erariale, ma ad un piano assunzionale straordinario. L’USB P.I. chiede infatti che i soldi dei risarcimenti siano investiti per assumere, eliminando la lesione dei diritti e rilanciando il settore. Il MEF, invece di fare i conti dei danni e dei risarcimenti, inizi a predisporre risorse per le assunzioni. Perché i precari e l’USB P.I. non si fermeranno fino a che non inizierà una fase concreta di stabilizzazioni’, conclude Argentini.

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