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"Via dalla Cgil delle incompatibilità. Non smetterò di fare il sindacalista". Intervista (audio) a Sergio Bellavita
"La mia esperienza in Cgil finisce qui, ma non smetterò di fare il sindacalista". Sergio Bellavita (qui l'intervista audio completa) è reduce da un paio di giorni molto caldi dal punto di vista sindacale. Prima la sottoscrizione del suo licenziamento da parte della Cgil, poi la turbolenta assemblea con i suoi sodali di "Il sindacato è un'altra cosa" e poi l'incontro con i vertici della Cgil da cui si è sentito proporre una forma ibrida di "ritorno" tra i quadri attivi, che ovviamente ha rispedito al mittente. Ultimo atto, la sottoscrizione insieme ad altri due (Maria Pia Zanni e Stefania Fantauzzi) del direttivo nazionale dell Cgili di un documento in cui si prende congedo dall'organizzazione di Susanna Camusso. 

Ora è in vista un'altra assemblea in cui tutta l'area di opposizione in Cgili dovrà decidere cosa fare. E anche lì non è che la situazione sia tranquilla, visto che stanno affiorando alcune divisioni. In buona sostanza una parte vuol rimanere in Cgil mentre un'altra parte se ne vuole andare. Fioccano in queste ore gli appelli e le prese di posizione.

"All'inizio di questa vicenda - lo voglio ricordare, sottolinea Bellavita - c'è il provvedimento che ha colpito le Rsu della Fiom che hanno dato vita al coordinamento dei lavoratori Fca. Per la prima volta nella storia della Cgil è stato colpito il pluralismo. Evidentemente l'unico pluralismo che oggi si concepisce è quello senza opposizione".

A proposito della soluzione proposta dalla Cgil, Bellavita dice: "Quella che mi hanno proposto, e cioè usufruire non di un distacco ma di un pacchetto di ore pagato dal sindacato che avrei dovuto gestire con i permessi non retribuiti mi è sembra una soluzione che da una parte non dava alcun riconoscimento politico e, dall'altra, gravava pesantemente sui contributi dei lavoratori. Io la definisco irrispettosa e indecente".

Sulle divisioni interne all'area "Il sindacato è un'altra cosa", infine, Bellavita sottolinea che chi pensa di rimanere "forse non ha fatto una analisi approfondita degli spazi reali di agibilità che la Cgil può offrire". "Per quale ragione - continua Bellavita - la Cgil colpisce un'area che ha il 2,5%? E' semplice perché nella crisi in cui si trova non può tollerare alcuna voce critica. E questo corrisponde al fatto che ormai piattaforme sociali e contrattuali non vengono più discusse con i lavoratori".

qui il documento firmato tra gli altri da Eliana Como

la lettera di Eliana Como: "Non condivido la scelta di Sergio"

qui il documento firmato tra gli altri da Paolo Brini

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