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"In Francia il 14 giugno una grandissima mobilitazione, la più forte, da quando tre mesi fa è iniziato questo movimento". Intervista a Philippe Martinez, segretario generale della Cgt
"Una grandissima mobilitazione, la più forte, da quando tre mesi fa è iniziato questo movimento e questo mostra chiaramente la determinazione dei salariati, conforme all'opinione pubblica francese, che sia necessario rifare questo testo di legge perché non è ammissibile". Esordisce così Philippe Martinez, segretario della Cgt che si sta battendo contro la Loi Travail. L'intervista è stata trasmessa su Radio Articolo 1, la radio web della Cgil. 

Venerdì 17 giugno incontrerà il ministro El Khomri. Che cosa si attende da questo incontro e quali sono le prossime tappe previste dal percorso di mobilitazione, fino al voto della legge ora in discussione al Senato?
Dopo tutto questo tempo trascorso senza discutere, la cosa più importante per la Cgt è, innanzitutto, rinnovare il dialogo con il governo. Poi vedremo dopo venerdì, nei giorni successivi, come si muoverà il governo. Dal nostro punto di vista, per quanto riguarda il sindacato, abbiamo già fissato ulteriori giorni di mobilitazione che al momento restano confermati. Abbiamo organizzato una votazione che abbiamo chiamato “cittadina”. L‟obiettivo è far votare i lavoratori e i cittadini nei quartieri, nei luoghi pubblici, perché tutti possano esprimere il loro parere in merito. Abbiamo un vero e proprio problema di deficit di democrazia che si è creato intorno a questa legge.

La votazione nazionale cui faceva riferimento è un altro degli strumenti che la Cgt ha scelto di utilizzare, per interpellare cittadini e salariati, accanto alla mobilitazione che ha riunito gli oppositori alla riforma del lavoro. Avete già dei risultati relativi alla consultazione? Cosa dicono?
Non abbiamo ancora delle cifre esatte. In ogni caso stiamo facendo questa operazione dappertutto e le persone sono soddisfatte, anche coloro che sono a favore del progetto di legge, perché riconoscono come cosa positiva il fatto di essere interpellati e che gli si domandi la loro opinione, è giusto chiedere al popolo che cosa ne pensa. Quindi riscontriamo una soddisfazione piuttosto generale, per quello che abbiamo visto. Questo coinvolgimento è una cosa buona per la democrazia.

Martinez, è probabile che bisognerà arrivare a un compromesso tra sindacati e governo. Quali sono i punti che la Cgt ritiene irrinunciabili? Quali le modifiche che bisogna assolutamente apportare alla legge El Khomri, o, viceversa, i principi e le garanzie per i lavoratori che la riforma non deve assolutamente toccare?
La Cgt contesta cinque punti fondamentali di questo progetto di legge sul lavoro. Il primo è che la negoziazione verrà fatta in seno all‟impresa, a scapito delle garanzie universali che il codice del lavoro e i contratti collettivi nazionali sanciscono. C‟è bisogno di una legge che riconosca a tutti i salariati gli stessi diritti e che non crei dumping sociale. La seconda cosa riguarda il licenziamento per motivi economici: non si possono favorire licenziamenti senza verificare la buona salute dell‟impresa, né i licenziamenti che hanno lo scopo di fare maggiori profitti. C‟è un problema di rappresentanza all‟interno delle aziende: dobbiamo salvaguardare il principio che è la maggioranza a decidere e non l‟organizzazione di un referendum promosso da un sindacato minoritario. C‟è poi un altro punto sulla medicina del lavoro, perché il testo della legge prevede che non si dovrà più passare una visita davanti a un medico prima di essere assunti, e limita anche le visite preliminari a posti di lavoro ad alto rischio. Peraltro, sappiamo che per alcune persone l‟unico legame con la sanità pubblica è la consultazione del medico del lavoro.

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