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"Pubblico impiego, in attesa dell'Aran. Queste le prime, inadeguate, anticipazioni". Intervento di Federico Giusti
Partiamo dalle premesse, o meglio dalla promessa di 85 euro di aumenti medi mensili con il rinnovo dei contratti ai dipendenti pubblici; fatti due conti servono oltre 5 miliardi, cifra assai maggiore di quella stanziata con la legge di Stabilità di un anno fa. I soldi non c'erano e i sindacati hanno accettato un altro anno di blocco contrattuale, l'hanno portata per le lunghe tacendo sulla Legge Madia, sulla distruzione delle dotazioni organiche, sui codici disciplinari da caserma, sulle carenze di organico e le stabilizzazioni dei precari rinviate al 2018 e destinate a escludere gran parte degli aventi diritto.

Sono trascorsi due anni da quando la Consulta obbligo' il Governo a sbloccare i contratti pubblici riaprendo le trattative con i sindacati. La manovra 2016 aveva stanziato la miseria di 300 milioni, la manovra del 2017 altri 900 milioni ma non erano sufficienti a rispettare gli impegni, quindi altri soldi arriveranno dalla nuova legge di bilancio.

Dove prenderanno i soldi necessari al rinnovo dei contratti statali? Difficile dirlo con esattezza, di sicuro non dalla rendita finanziaria o dalla tassazione dei grandi capitali. Restiamo sull'argomento pensando che in questi 7 anni abbiamo perso a dir poco almeno 1000 euro all'anno e anche con gli 85 euro medi di aumento non si recupererà il potere di acquisto perduto. Il rinnovo contrattuale guarda non solo alle elezioni politiche di Primavera 2018 (3 milioni di dipendenti e rispettivi familiari rappresentano un bacino di consensi ragguardevole) ma anche al rinnovo delle Rsu con i sindacati firmatari che potranno raccontare di avere vinto dopo una strenua battaglia e guadagnare consensi da una categoria, quella dei pubblici, che hanno contribuito ad affossare indebolendone in maniera irreversibile il potere di acquisto e di contrattazione.

Del resto, si sa, i lavoratori non hanno grande memoria, altrimenti ricorderebbero che non un'ora di sciopero è stata fatta contro l'aumento dell'età pensionabile e anni di blocco della contrattazione, la pace sociale con i Governi compensata dal business dei caf, della previdenza e della sanità integrativa. Invettive contro i sindacati? No, solo lettura oggettiva di una prassi sindacale subalterna e complice dei processi in atto .

La manovra 2016 ha messo sul tavolo 300 milioni, praticamente simbolici, quella del 2017 ha aggiunto altri 900 milioni e ora tocca alla nuova legge di bilancio aggiungere ulteriori risorse.

Attualmente, con i numeri conosciuti, si coprirebbero solo i contratti della pubblica amministrazione centrale, ministeriali, scuola, enti non economici come Inps o Aci. Pochi sanno invece che altri soldi servono per pagare i contratti ai lavoratori e alle lavoratrici in sanità, regioni, province, comuni, università, i fondi necessari dovranno uscire dai bilanci dei loro datori di lavoro. Pensiamo alla sanità, per la quale la spesa italiana è tra le piu' basse d'Europa, aumenta il Pil ma diminuisce la spesa per la salute nonostante siano milioni i cittadini che rinunciano alle cure, ebbene chi puo' garantire che i fondi necessari per gli aumenti contrattuali e la stabilizzazione dei precari non saranno a discapito dei servizi sanitari? Enti locali e Regioni da anni subiscono tagli ai finanziamenti, pensiamo sia quindi possibile con le risorse a loro disposizione sopperire alle mancanze dello Stato? La risposta è negativa, tanto è vero che l'aumento del gettito statale verso le Regioni e gli enti locali sarà vanificato dal rinnovo contrattuale, ma ovviamente i Sindaci si lamenteranno solo a manovra approvata, scappati i buoi si chiudono le stalle.

Facciamo allora due conti, se pensiamo ad aumenti medi di 85 euro a dipendente, avremo circa 1.100 euro lordi annui spalmati in 13 mensilità, piu' gli oneri riflessi (contributi previdenziali, tfr circa il 38%) Quanto costerà allora per dipendente il contratto? Euro piu', euro meno siamo a 1525. Al netto ovviamente i soldi saranno molto meno...

Le cifre destinate al rinnovo contrattuale possono sembrare importanti ma in realtà sono del tutto inadeguate. Pensiamo agli anni di blocco contrattuale, di aumenti non erogati, dei fondi della produttività ingessati, pensiamo ai risparmi nelle assunzioni con il blocco del turn over. I soldi per i contratti non recuperano il potere di acquisto perduto, i contratti di comparto poi sono una incognita, non una parola viene spesa , e dovrebbe indurre a sospetto, sulla parte normativa ferma per altro da lustri. Ma il rischio piu' grande è che i fondi stanziati siano insufficienti per garantire assunzioni e rinnovi contrattuali per dare alla fine una sorta di mancia elettorale e di riconscimento ai sindacati, una elemosina o poco piu', lasciando la Pubblica Amministrazione in quella crisi nella quale è piombata con i tetti alle assunzioni e alle spese di personale. E per concludere, i soldi stanziati nella Legge di stabilità per i rinnovi contrattuali da dove arriveranno?

Pensiamo sia bene porci domande scomode e soprattutto diffidare del facile ottimismo perchè la Pubblica amministrazione sta affondando sotto i colpi della austerità e delle mancate assunzioni; gli aumenti erogati, ammesso e non concesso che siano uguali per tutti e non gestiti dal truffaldino meccanismo della performance, compensano a mala pena un anno di perdita salariale. Ma tutti gli altri soldi? Chi rimborserà i dipendenti pubblici di anni di perdite ?

Quale recupero per il passato, per i fondi della contrattazione decentrata bloccati in virtu' dei mancati rinnovi contrattuali? La elemosina della indennità di vacanza contrattuale, pensata al posto degli arretrati, non è strumento truffaldino che danneggia i lavoratori in anni di giacenza contrattuale? Pensiamo di sì e per questo crediamo opportuno rimetterla in discussione o equipararla al costo mensile di un aumento e non a pochi euro.

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