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Oggi si fermano i lavoratori del gruppo Nestlé. Cgil: "Dietro la ristrutturazione un gruppo finanziario aggressivo"
Oggi si fermeranno i lavoratori del gruppo Nestlè. “Ormai è fortissima la preoccupazione per quello che sta accadendo in Italia”, ha detto il segretario nazionale Flai Cgil Mauro Macchiesi alla vigilia della protesta: “In Perugina si annunciano esuberi; a Parma la Froneri (joint venture Nestlé) annuncia la chiusura; lo stabilimento di Moretta per la pasta fresca ha un futuro incerto con un tentativo di vendita non riuscito; per il centro sperimentale sulla pasta fresca ad Arezzo si prospetta lo spostamento in Polonia; per gli uffici amministrativi ci sono ipotesi di accentramento. Il risultato di tutto ciò – tira le somme il sindacalista – è che potrebbero essere a rischio, entro i prossimi mesi, 800 posti di lavoro. Non possiamo accettarlo”.

L'intenzione della Flai è anzitutto capire le reali intenzioni della multinazionale: “Da quando il controllo di Nestlé mondo è stato preso da uno dei fondi finanziari più aggressivi con l’obiettivo di portare la redditività dal 10 al 30 per cento – sottolinea Macchiesi –, le produzioni italiane risultano penalizzate. Ma si tratta di produzioni tradizionali che hanno necessità di tempo per realizzare redditività: in questo senso va anche la scelta di ridurre la produzione di dolci e seguitare a fare business con caffè e cibi salutisti”. “Dopo lo sciopero – conclude il dirigente della Flai – pretendiamo risposte da Nestlé, ma dal governo che deve chiedere al gruppo come intende rimanere nel nostro paese. Il rischio è che l’Italia diventi per la multinazionale un terreno ricco in termini di mercato, ma povero dal punto di vista produttivo e occupazionale”.
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