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Ilva, lunedì l'incontro a Roma mentre tutti gli stabilimenti entrano in sciopero. Mons. Santoro: "Le rassicurazioni non ci lasciano tranquilli"
"Bisogna evitare gli esuberi. Questo numero annunciato di quattromila e' veramente impressionante perche' e' proprio il contrario di quanto sia il vicario dello sviluppo economico la Bellanova sia il ministro De Vincenti ci hanno detto. Ci sono state da parte dei ministri delle rassicurazioni". Sono le parole che l'Arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, ha usato per commentare il piano dell'Ilva che prevede circa più di 4 mila esuberi.

"Queste rassicurazioni- ha aggiunto mons. Santoro- non ci lasciano tranquilli perche' ci vuole proprio una certificazione, impegni sottoscritti con le parti che garantiscano la piena occupazione e il rispetto dei diritti acquisiti dei lavoratori. Seguiamo con preoccupazione la giornata di oggi e aspettiamo rassicurazioni non verbali, ma sottoscritte e ufficiali".

E’ scattata “l’ora X” per i lavoratori dell’Ilva. Il piano occupazionale presentato dalla multinazionale Arcelor Mittal – circa 4.000 esuberi in tutto, di cui quasi 3.000 a Taranto e 600 a Genova – è disastroso sotto ogni punto di vista. Tanto più perché i lavoratori assorbiti dalla nuova società perderanno i diritti acquisiti, mentre per gli altri gli ammortizzatori sociali saranno garantiti soltanto fino al 2023. Così come inaccettabile è il ricatto di fronte al quale verranno poste a breve le organizzazioni sindacali: firmare l’accordo o far saltare l’intera procedura di vendita.

Domani l'incontro a Roma sull'Ilva sarà con tutti gli stabilimenti in sciopero. Azioni di lotta che di solito caratterizzano la "fase matura" di una vertenza ecco che si palesano ancor prima di cominciare. "Su queste basi non c'e' trattativa possibile" tuona su Facebook la segretaria generale della Fiom Francesca Re David. 

"Noi riteniamo che nella vicenda Ilva vadano posti sopra ogni cosa i bisogni e gli interessi dei cittadini e dei lavoratori - si legge in una nota del Prc -. Il governo deve tornare sui suoi passi: annullare la vendita e nazionalizzare la società per realizzare un radicale risanamento ambientale e garantire i livelli occupazionali anche attraverso la riduzione dell’orario di lavoro. Rifondazione Comunista sosterrà attivamente la mobilitazione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali".

Stesso tono nelle dichiarazioni del mondo ambientalista. 

"Il piano di tagli occupazionali  - dichiara Angelo Bonelli, coordinatore dei Verdi, in una nota - era assolutamente prevedibile,  come è inaccettabile il piano ambientale che prevede una riduzione di una già depotenziata e quantomeno inutile Autorizzazione Integrata Ambientale ridotta ad una groviera  grazie alle numerose deroghe che il Governo ha consentito in questi ultimi 5 anni, con i vari decreti chiamati ‘Salva-Ilva’ che hanno sospeso i diritti costituzionali e della tutela della salute di cittadine e cittadini tarantini."

"Il Piano Mittal - prosegue l'ecologista - è per alcuni un problema sociale, per noi è un problema sociale e sanitario. Non abbiamo visto in questi anni mobilitazioni o forti proteste quando il governo ha garantito per decreto l'immunità penale degli acquirenti Ilva in caso di violazione delle leggi ambientali e sanitarie. Noi lo dicevamo da tempo che queste norme palesemente contro la costituzione servivano per preparare la strada ad una deregulation non solo sul piano ambientale e sanitario ma anche ai diritti dei lavoratori."



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