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Si allarga la protesta contro Ikea. Stato di agitazione e assemblea a Bologna. Intanto, un altro licenziamento a Bari, stavolta un papà. I sindacati: "Si respira un clima pesante".
Il licenziamento della collega di Milano, donna sola con due figli (di cui uno disabile), non va giu' ai dipendenti di Ikea Bologna. I delegati del punto vendita di Casalecchio di Reno, infatti, "sicuri di rappresentare tutte le lavoratrici ed i lavoratori" del negozio "nel giudicare questa scelta aziendale incivile e non tollerabile", hanno comunicato all'azienda l'apertura dello stato di agitazione. Sono sostenuti dalla Filcams-Cgil che diffonde il loro annuncio. Dopodomani, sabato 2 dicembre, si terranno le assemblee del punto vendita e "non escludiamo che gia' da subito i dipendenti vorranno dimostrare tutto il loro sdegno verso questa irriconoscibile azienda ed il loro pieno sostegno a Marica", si legge appunto in una nota diffusa dalla sigla della Camera del lavoro.

E per l'occasione viene rispolverato "l'appello che gia' abbiamo espresso nel corso dell'intenso conflitto di due estati fa: Ikea ripensaci". Il "licenziamento in tronco di Marica, una collega di Milano gia' molto colpita duramente nella sua vita" arriva, in una "situazione che le rendeva impossibile accedere con puntualita' ai turni di lavoro disposti da Ikea con assoluto disinteresse alla situazione personale di Marica". E quel che peggiora le cosa, si manda a dire dal negozio di Casalecchio, e' che "l'unico aiuto arrivato dalla 'sensibile' e storicamente 'attenta ai propri collaboratori' Ikea e' stato quello di offrire a Marica tutto il tempo per potersi dedicare al suo lavoro di cura della famiglia… la licenziano".

Altro caso di "intervento a gamba tesa" dell'azienda viene segnalato a Bari. L'accusa, che per Ikea vale addirittura un licenziamento in tronco, e' paradossale: Claudio, padre di due bimbi piccoli, si e' trattenuto troppo in pausa. Quanto? 5 minuti piu' del dovuto, non certo per ore. E' questa la ragione assurda, spiega in una nota la Uiltcs, con cui Ikea motiva un provvedimento "eccessivo e sproporzionato" che ha portato l'uomo, tra l'altro monoreddito, ad essere cacciato dopo ben 11 anni di lavoro impeccabile. Una storia che fa riflettere, avvenuta pochissimi giorni fa, anche alla luce di quanto accaduto a Milano alla 39enne madre di due bimbi. In questo caso, Ikea e' quella di Bari, e Claudio ci lavora dal giorno della sua apertura. "

Anche a Claudio, come alla mamma lavoratrice di Milano, va tutto il sostegno della Uiltucs" spiega Ivana Veronese, segretaria nazionale dell'Unione italiana dei lavoratori dei settori turismo, commercio e servizi, che segue a livello nazionale le trattative con Ikea. La donna, "che stiamo supportando, come Uiltucs, anche con lo sciopero unitario e le assemblee unitarie in corso- spiega Veronese- ha tutte le ragioni. Cosi' come Claudio il cui licenziamento e' illegittimo, vergognoso. Entrambi i casi sono sintomatici di una situazione difficilmente sostenibile, in Ikea, che si sta aggravando sempre di piu'". - "E' un clima molto pesante quello che si respira in Ikea ultimamente- incalza la segretaria- e i licenziamenti sono la punta di un Iceberg. Anche per questo motivo da una decina di giorni, insieme ai lavoratori dipendenti di Ikea Italia, abbiamo lanciato la campagna #CambiaIkea. Campagna che ha portato a una riposta, per la petizione avviata dai lavoratori e dal sindacato, davvero da record: si parla di ben 25mila firme web e migliaia cartacee arrivate in una settimana per un risultato che supera ogni migliore aspettativa e vede una partecipazione davvero importante. I numeri, parlano chiaro: una firma ogni 30 secondi. (I dettagli e contenuti sono al link  ww.uiltucs.it/cambiaikea).

Tra le questioni che hanno fatto scattare la mobilitazione dei dipendenti, i sempre peggiori rapporti sindacali, decisioni unilaterali e non condivise da parte di Ikea, prepotenze su cambi di mansioni, variazioni di turni e orari, lavori part time con poche ore e conseguenti miseri stipendi, l'assenza da anni di contratto nazionale e non solo".

"Il provvedimento verso Claudio- spiega poi Giuseppe Zimmari, segretario generale della Uiltucs Puglia- e' eccessivo e sproporzionato. L'azienda non ha poi avanzato tutte le contestazioni, appena avvenivano i presunti ritardi nel rientro in servizio dalla pausa, ma ha atteso di sommarle. Per questo per noi e' un licenziamento senza dubbio illegittimo e sara' impugnato a livello legale. Daremo battaglia dal punto di vista sindacale, non ci fermeremo. Dobbiamo affrontare senza esitazione casi come questo, casi sintomatici che sembrano il tipico esempio del 'colpirne uno per educarne cento' che rifiutiamo con forza". Dal canto suo, il segretario generale UILTuCS Bruno Boco spiega che "e' necessario ora piu' che mai l'interessamento diretto di Ikea Italia che non puo' restare indifferente all'appello dei lavoratori. Manca meno un mese a Natale e la ripresa del dialogo, costruttivo e non di facciata, sarebbe un bellissimo regalo per tutti".
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