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Avvocati, uno dei tanti paradossi della professione, quello dell'incompatibilità, potrebbe essere sanato con una legge. La Cgil promuove la raccolta delle firme.
Al via la raccolta firme sulla proposta di legge per l'abolizione dell'incompatibilità tra lavoro dipendente o parasubordinato e la professione di avvocato, promossa dalla Consulta delle professioni Cgil insieme all'Associazione nazionale forense (Anf) e alla Mobilitazione generale degli avvocati (Mga).

“In Italia - denuncia la Consulta - sono migliaia gli avvocati monocommittenti, cosidetti 'sans papier', che esercitano la loro professione in un limbo: da un lato sono di fatto dipendenti degli studi professionali e il loro rapporto di lavoro ha le caratteristiche, ma non gli stessi diritti, di quello subordinato; dall'altro lato non hanno la possibilità di beneficiare realmente dei vantaggi e delle libertà connesse alla condizione di libero professionista”.

La proposta di legge, inoltre, avrebbe la forza di “razionalizzare le modalità organizzative della professione forense, ponendo fine alla costrizione, che grava su chiunque voglia svolgere la professione, di dover aprire una microimpresa spesso costosa e inefficiente”.

Per queste ragioni, la Consulta delle professioni della Cgil invita a firmare per la proposta di legge: “si potrà così sanare una situazione ormai non più tollerabile per moltissimi avvocati giovani, ma non solo, e - conclude - si potrà rendere più razionale ed efficiente il sistema degli studi”.

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