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Pubblica Amministrazione. I precari assunti entro il 2020
Riforma della Pubblica Amministrazione. Si avvicina lo sblocco dei contratti per gli statali fermi da sette anni. Approntata la road map che porterà alla definizione del quadro complessivo. I sindacati chiedono alla ministra “più coraggio: mancano ancora molti tasselli alla riforma”

La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea che nel 2014 ha condannato l’Italia per l’abuso dei contratti a termine nella pubblica amministrazione ha spinto il governo ad abbozzare un piano di stabilizzazione dei precari con almeno tre anni di anzianità, anche se non continuativi. Dopo la scuola, dove l’ex governo Renzi ha stabilizzato 102 mila docenti lasciandone fuori altre decine di migliaia, ora è il turno del pubblico impiego in generale. Dopo settimane di stallo, un primo segnale è arrivato per i 350 precari dell’Istat e i 220 dell’Istituto superiore di sanità per i quali è stata trovata una soluzione nel Milleproroghe.

IERI LA MINISTRA DELLA P.A. Marianna Madia ha incontrato i sindacati e ha confermato il piano per circa 80 mila persone nella sanità e negli enti territoriali e 38 mila co.co.co (la stima è dei sindacati). La maggior parte sono lavoratori a termine, in gran parte già vincitori di concorso che lo Stato italiano – il più grande sfruttatore di precariato al mondo – ha tenuto a bagnomaria per anni. Il piano di assunzione durerà dal 2018 al 2020 e prevede un doppio percorso: stabilizzazione per chi ha vinto il concorso, nuovi bandi con la metà dei posti destinati ai precari.

L’OPERAZIONE dovrebbe replicare il percorso seguito per stabilizzare i precari delle scuole dell’infanzia. Le risorse sarebbero già stanziate: «I costi sono sempre gli stessi» assicura. Le questioni ancora aperte su questo capitolo riguardano innanzitutto la data a partire dalla quale far scattare la stabilizzazione. Se l’operazione scatterà l’anno prossimo – il 2018 – allora il conteggio dovrebbe partire dal 2013. Per i sindacati, in realtà, è necessario andare indietro al 2009 quando fu reclutata una nuova generazione di precari, ad oggi impiegata con il sistema del rinnovo infinito.

«LE DICHIARAZIONI della ministra sul superamento del precariato sono apprezzabili – ha detto Franco Martini (Cgil) al termine dell’incontro di ieri a Palazzo Vidoni – ma hanno bisogno di essere condivise dal ministero dell’Economia, sostanziate dal rinnovo dei contratti e coerente con l’accordo con i sindacati del 30 novembre». Considerate tutte le incognite che gravano sui bilanci, con una nuova manovra in vista, è preferibile andare con i piedi di piombo, per il momento.

DOPO SETTE ANNI DI GELO, i contratti degli statali sembrano sul punto di essere sbloccati. Il provvedimento, reso celebre dalla norma sul licenziamento dei «furbetti del cartellino» bocciata parzialmente dalla Consulta e reintegrato con un recente «decalogo», prevede un aumento, non memorabile, di 80 euro al mese per cui sono stati stanziati 300 milioni nel 2016, 900 milioni nel 2017, 1,2 miliardi per il 2018. La road map prevede una duplice sessione, tecnica e politica, dopo l’intesa con la conferenza unificata e il via libera del Consiglio dei ministri alla riforma, necessaria per varare un atto di indirizzo e procedere con la stesura dei nuovi contratti. Infine sono previsti almeno tre mesi di lavori parlamentari.

STA EMERGENDO un nuovo equilibrio tra legge e contratto nazionale per regolare i rapporti di lavoro nella P.A. Non dovrebbe essere più la legge a dettare ogni aspetto, ma il contratto a definire gli interventi specifici. Alla legge spetterebbe il ruolo di cornice invalicabile. Sembrerebbe, questa, un’inversione di tendenza rispetto alla legge Brunetta che ha penalizzato i contratti come fonte primaria. I sindacati chiedono maggiore coinvolgimento dei lavoratori sulle questioni che riguardano i loro diritti. Nell’incontro di ieri è stato affrontato inoltre il «welfare aziendale», un tema non compreso nel testo unico.

«MANCANO molti tasselli per permettere la riapertura della contrattazione, ma si è aperta una strada» sostiene Maurizio Bernava (Cisl).

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