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Ilva di Taranto, Alessandro, operaio trentacinquenne investito pochi giorni fa da un getto di ghisa, non ce l'ha fatta
Non ce l’ha fatta Alessandro Morricella, operaio trentacinquenne dell’Ilva di Taranto. Lunedì scorso e’ stato investito da un getto di ghisa incandescente che gli ha procurato ustioni gravissime praticamente su tutto il corpo. Dopo quattro giorni di rianimazione è’ morto nel pomeriggio del 12 giugno al policlinico di Bari.
Alessandro aveva riportato ustioni sul 90% del corpo, nonostante indossasse la tuta protettiva e il casco speciale, che si sarebbe addirittura fuso.

La FIOM ha rilevato, dopo un sopralluogo nell'Altoforno 2 (AFO2), che gli "ugelli di raffreddamento della c.d. 'macchina a tappare' (MAT) risultano in avaria da diverso tempo" e che anche il sistema di regolazione della quantità necessaria di "massa a tappare" presente sulla MAT risulta "in avaria", in tal modo "determinando un errato dosaggio della stessa".

Tali rilievi - ha dichiarato la FIOM - sono stati segnalati allo Spesal che ha effettuato il verbale n.223/15/RL redatto il giorno dopo l'incidente.

"L’Ilva di Taranto, fabbrica che semina morte e veleni dentro e fuori i suoi cancelli - scrive Sergio Bellavita, sindacalista ex Fiom ora passato a Usb - e’ luogo simbolo di un sistema di commistione mafiosa che produce violenza su uomini e ambiente. Emblema di un paese che tutto sacrifica sull’altare dei profitti delle imprese. Questa volta è toccato ad Alessandro". "Ora giungono, come sempre in questi casi, tante belle parole di sdegno e commozione - continua Bellavita - ma come sempre resteranno solo belle parole e nulla cambiera’ dentro e fuori la fabbrica. Anzi. Il modello economico e sociale che stanno costruendo governo e padroni rappresenta un atto di guerra contro i diritti del lavoro che comportera’ un progressivo peggioramento delle condizioni concrete di chi lavora. Rivoltiamoci ora non nella tomba!".


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