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Ceme, le lavoratrici scrivono a Boldrini: "Non si può ridurre una fabbrica in salute a una scatola vuota per ragioni di profitto"
Ceme Spa di Carugare: 97 dipendenti in grande maggioranza donne che l’azienda vuole licenziare, nonostante il lavoro non manchi, anzi. Per giovedì 22 giugno è previsto un nuovo incontro tra le parti presso Assolombarda, mentre per il secondo fine settimana di luglio verrà organizzata una assemblea aperta in piazza a Carugate.

Siamo nel paese dove il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi d’Europa (secondo l’Istat il 48,6% ad aprile 2017); dove il boom del part-time per le donne non è certo una scelta; dove le lavoratrici dopo essere state penalizzate dal punto di vista salariale sono le prime ad essere licenziate e quelle che fanno più fatica a trovare una nuova occupazione. Contemporaneamente, a Milano e provincia, a partire dal 2016 assistiamo a un fenomeno significativo, ossia al forte incremento dell’offerta di lavoro femminile, una richiesta che non trova ascolto.

Ma i lavoratori e le lavoratrici della Ceme non ci stanno, e dopo le mobilitazioni degli scorsi giorni, le operaie e le impiegate di Carugate hanno deciso di prendere carta e penna e di scrivere alla Presidente della Camera, chiedendole di poterla incontrare.

“Non possiamo accettare – affermano le lavoratrici - di vedere una fabbrica che può funzionare ridotta a una scatola vuota, solo per ragioni di profitto. Faremo tutto il possibile per combattere questa ingiustizia, per noi che abbiamo bisogno di lavorare per vivere, ma anche per tutti quelli che dopo anni di sacrifici vengono umiliati, per i più giovani che non hanno un futuro e soprattutto per le donne che con la perdita del posto di lavoro rischiano di essere private di un elemento fondamentale di emancipazione.”
Una richiesta di incontro è stata inviata alche alla Consigliera di parità in Regione Lombardia.

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