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Fiom, dopo Landini arriva Francesca Re David

Assemblea Generale. «Mi dimetto, la vecchia segreteria rimette il mandato». Poi l’assist alla «nuova segretaria»: «Le soluzione transitorie sono come le firme tecniche, servono continuità e innovazione»

Chi si aspettava un lungo discorso per prendere commiato che ripercorresse i sette anni di lotte, vittorie e sconfitte è rimasto deluso. Il discorso di addio di Maurizio Landini alla Fiom «è il più breve che gli ho sentito fare in questi anni», ricorda divertito Enzo Masini. Qualche occhio lucido c’è, a volte anche i suoi. Che fanno da contraltare alla seriosità della giacca con cravatta «rossa Fiom» sfoggiata per l’occasione. L’aver distillato gli annunci nelle scorse settimane ha ridotto il pathos dell’Assemblea generale che questa mattina ratificherà il passaggio di consegne con Francesca Re David.
In quindici minuti Landini usa «la franchezza che conoscete» per spiegare la sua scelta e fissare i binari su cui la Fiom continuerà a muoversi nei prossimi anni. Lo fa già nel ruolo di «segretario confederale» e quindi di «centro regolatore», la vetusta espressione che si usa in Cgil per definire la voce dell’organizzazione. Usa sempre il «noi», parlando sempre a nome della Fiom in cui ha passato tutta la sua carriera sindacale. Solo nel finale gli scappa un «vostra», ma poi si riprende.
LA PRIMA SORPRESA del suo discorso riguarda proprio l’indicazione dei tempi che sotterra la possibilità di un traghettamento di Re David fino al congresso del prossimo anno. «Le soluzioni transitorie sono come le firme tecniche, una cazzata», dice facendo riferimento a quelle chieste dalla Cgil ai tempi di Pomigliano sul contratto Fiat. «Quando si elegge un segretario, si elegge un segretario: è una cosa seria. Quando si dura dipende poi da quello che si fa, ma pensare a incarichi a tempo farebbe male alla Fiom e alla persona», chiosa sul tema.
L’altra novità è «che l’intera segreteria rimette il mandato nelle mani del nuovo segretario come assunzione di responsabilità perché non è importante la fedeltà a qualcuno ma la lealtà all’organizzazione». Concetto ripreso dalla segretaria in pectore nel pomeriggio: «A settembre proporrò un allargamento della segreteria nazionale a cui anche la Cgil porterà un contributo»; «no ad una segreteria di transizione, il cambiamento va messo in pratica da subito», spiega Re David. Il tutto in nome «della reciprocità e normalità dei rapporti» fra Cgil e Fiom a chiudere anni di baruffe e portando un segretario in confederazione 16 anni dopo Angelo Airoldi con «l’obiettivo di arrivare ad un congresso unitario» nel prossimo autunno.
LA STAFFETTA Landini- Re David ha due punti fermi: «la continuità e un processo di rinnovamento». «L’esperienza mi ha rafforzato l’idea che fare il segretario della Fiom è bello ma complicato, nessuno nasce imparato. Serve esperienza sul piano contrattuale e dell’organizzazione. Servono conoscenze, capacità di relazione e di lavorare collegialmente». Il punto diventa un’autocritica: «Francesca ha una capacità di ascolto più alta di quella che ho avuto io». Quindi se la continuità significa «rispetto dell’identità che abbiamo costruito» dovrà andare di pari passo «con la sperimentazione e il rinnovamento che abbiamo già in parte praticato, non solo sul piano generazionale ma del nostro modo di lavorare e ragionare specie nell’innovazione contrattuale». Attenti però a non arrivare allo scontro generazionale o alla rottamazione: «L’età non è mai sinonimo di innovazione: i segretari più innovativi sono stati quelli che avevano l’età più alta», dice senza citare Sabattini.
Re David dunque è stata scelta per quello che l’ex rappresentante della minoranza camussiana Gianni Venturi definisce «profilo istituzionale», auspicando una gestione unitaria anche in Fiom.
LA CARATTERISTICA principale è però quella di essere la prima donna alla guida della Fiom in 116 anni di storia. «La scelta di una donna ci richiama alla cultura della diversità, di un processo che dovremo portare avanti, come anche da richiami fatti al sottoscritto in questi anni». Come nota più tardi il segretario confederale Franco Martini (presente al posto di Susanna Camusso, a Bruxelles per un convegno su Bruno Trentin) fa della Cgil l’organizzazione più femminista in Italia: «sono donna il segretario generale e da domani quattro delle prime cinque federazioni» (Filcams, Fp, Fiom e Flai ), creando un problema al contrario», scherza, «mentre l’organizzazione invece continua a basarsi su logiche maschiliste», conclude più serio.
Solo l’ultimo passaggio della relazione Landini la dedica ad un bilancio della sua gestione parlando della «riconquista del contratto nazionale unitario votato da tutti (tranne gli artigiani), mentre all’inizio del mio mandato non ne avevano neanche uno unitario».
DA LUNEDÌ LANDINI prenderà possesso del suo nuovo ufficio al secondo piano di Corso Italia. La prima segreteria nel pomeriggio definirà le deleghe accordate da Susanna Camusso. Che come annunciato ieri dal nuovo vicino di corridoio Franco Martini saranno in primis «la politica industriale» ora nelle mani di Vincenzo Colla, emiliano come lui e ad ora più serio candidato alla successione di Susanna Camusso assieme a Serena Sorrentino.
E PROPRIO IL CONGRESSO è stato un tema lungamente trattato da Landini, naturalmente senza mai parlare di una sua possibile candidatura. L’obiettivo per adesso è un altro: «La Cgil senza pluralismo non è la Cgil. Abbiamo davanti una fase molto complicata e difficile per fare scelte strategiche. La mia entrata in segreteria confederale è un messaggio di libertà di discussione, senza posizioni precostituite, non contano le rendite ma le idee. Mi batterò per regole democratiche perché ogni iscritto possa contare», spiega. L’urgenza è reale: «Dobbiamo fare in fretta dei cambiamenti perché diversamente nei prossimi anni è a rischio l’esistenza stessa del sindacato generale». Un cambiamento «per ricostruire un’unità vera del mondo del lavoro fondando sull’autonomia un nuovo progetto di modello sociale», conclude. Sembrano le parole dei tempi della Coalizione sociale. E invece sono la via per arrivare a cambiare la Cgil. L’applauso della platea è lungo, ma nessuna standing ovation. Il passaggio di consegne è già stato digerito. Il popolo della Fiom va avanti. Anche senza Maurizio.

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