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Bologna, sciopero immediato e presidio contro gli esuberi alla Minarelli
Assemblea e subito sciopero (un'ora con corteo tra i due stabilimenti piu' presidio) per rispondere all'annuncio di 70 esuberi. Non si e' fatta attendere la risposta degli operai della Motori Minarelli di Calderara di Reno all'indomani della dichiarazione dell'azienda sul surplus di personale e l'avvio della procedura di mobilita'. Fiom-Cgil e Fim-Cisl hanno portato la notizia in assemblea: una doccia gelata.

"In modo perentorio e inaspettato i lavoratori hanno dovuto metabolizzare questa novita'", riferisce Michele Lollini della Fiom-Cgil. E', del resto, l'ennesima crisi: la quarta procedura di riduzione del personale in 10 anni (sceso da 500 a 264 unita'). E ora i sindacati, decisi a "Frenare definitivamente il declino della Minarelli" (come dice la Fim), cercheranno di capirci di piu' e di arginare la cosa. Non e' facile: Yahama Europa di cui fa parte Minarelli deve 30 milioni alla casa madre giapponese e il 'sacrificio' su Bologna serve appunto a tappare la falla. Ma i sindacati chiederanno di capire se la 'cura' vale anche per altri stabilimenti europei.

Sta di fatto che la strada e' stretta: "La riforma degli ammortizzatori complica tutto", specifica Lollini. Il calo produttivo che porta al taglio del personale non resta un fatto isolato: il -10% sulla produzione si ripetera' per i prossimi tre anni portando gli oltre 85.000 motori di fine 2015 a 65.000 tra 2018 e 2020, "bene che vada a 68.000. E sono i motori euro 4 ed euro 5... Non conosco come vanno le cose in altre aziende del settore, eppure con le misure antismog e' difficile pensare a un calo di questi prodotti, invece questa problematica Yamaha in Italia la ha".  Dunque per Minarelli, dopo anni di fatiche (fu tra le prime realta' a soffrire la crisi dal 2008) un orizzonte difficile di tre anni, ma ammortizzatori che al massimo possono durare un anno. E che sono o la cig in deroga o il contratto di solidarieta'. Ogni anno dunque, l'allarme occupazione rischia di ripetersi.

Il 2 ottobre, in Confindustria, i sindacati (forse accompagnati dai lavoratori in presidio) cercheranno di capire che margini ci sono; per dirla in parole povere "se Yamaha ha intenzione di fare come Philips con Saeco", sintetizza Lollini; e cioe' tirare dritto sugli esuberi. "Di certo questa d oggi e' solo una prima iniziativa, altre ne discuteremo con le Rsu", avvisa Massimo Mazzeo della Fim: "Non ci rassegniamo a perdere un pezzo di storia della meccanica bolognese". 
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