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La pioggia non ferma la determinazione a lottare contro la violenza sulle donne. Riesce in pieno la manifestazione di "Non una di meno". Prc: "Mobilitazione permanente"
Un segno rosso sulle guance per ricordare il sangue delle violenze, tanta rabbia e 106 palloncini rosa lanciati in cielo a ricordo delle donne vittime di violenza maschile nel 2018. Più di diecimila persone hanno partecipato ieri a Roma alla manifestazione indetta dal Coordinamento 'Non una di meno'. La spinta contro la violenza sulle donne continua. E in vista dell'8 marzo raccoglie sempre più adesioni. La formula "Non una di meno" ormai sta diventando più di una semplice indicazione organizzativa. "Il movimento femminista è a livello globale uno dei pochi segnali di speranza - si legge in una nota del Prc, che ha partecipato all'iniziativa -. Contro un governo oscurantista e maschilista egemonizzato dai fascioleghisti serve mobilitarsi e scendere in piazza. Contro la violenza maschile, contro il ddl Pillon che mette a rischio le donne, contro gli attacchi alla legge 194, per la libertà e l'autodeterminazione di tutte lo stato di agitazione permanente è doveroso".

In piazza tante e tanti, la Casa delle Donne, ma anche, tra gli altri, una marea di collettivi di base, i 'Centri Antiviolenza delle donne' e poi l'Anpi, le tre sigle sindacali confederali, Usb.
'La mia libertà non si vende', uno degli slogan urlati dalle manifestanti, tra cui molte giovanissime, ma se ne sono sentiti anche altri, come 'vogliamo la libertà di vivere'. Tanti anche gli striscioni contro il ddl Pillon sull'affido condiviso. Forte attenzione poi alla celebrazione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (oggi). "Siamo la marea femminista che in Italia e nel mondo ha levato il suo grido globale contro la violenza maschile, di genere e razzista e contro i governi che la legittimano", ha spiegato un gruppo di adolescenti vestite in prevalenza di viola, colore scelto in verità da gran parte delle manifestanti. "Lo stato di agitazione permanente è ancora in corso", ha rilanciato un altro capannello di donne, sottolineando l'importanza della manifestazione, giunta alla sua terza edizione.

Nel frattempo in contemporanea con la manifestazione di Roma hanno preso corpo, praticamente in tutta Italia, iniziative in vista della celebrazione di oggi. L'Anci, l'Associazione dei Comuni, ha fatto sapere che in oltre 600 municipi verrà issata la bandiera a mezz'asta.

Il Miur invece ha lanciato il concorso 'Nuovi finali-le scuole contro la violenza sulle donne', rivolto agli studenti delle scuole secondarie e di I e II grado. Pronta anche l'iniziativa della Croce rossa italiana, che con un video richiama l'attenzione sulla necessità di reagire prima che sia troppo tardi. Non senza ricordare l'aiuto dato nel 2017 a oltre 1.500 donne dai suoi 12 centri antiviolenza.

Il Comune di Milano ha reso noto che nei primi 6 mesi di quest'anno sono state 940 le donne (la maggior parte delle quali in un'età compresa tra i 30 e i 49 anni) che si sono rivolte ai centri antiviolenza convenzionati con il municipio. La Regione Liguria ha promosso la campagna social #nessunascusa, che ha trovato il gradimento finora di 150mila persone. A Roma, come ha annunciato la sindaca Virginia Raggi, è stata aumentata l'azione di contrasto contro la violenza sulle donne, di cui si è parlato oggi in un convegno organizzato dalla Commissione Capitolina delle Pari Opportunità. 

In Italia le donne continuano ad essere uccise al ritmo di una ogni tre giorni. Secondo una ricerca del 2017 fatta dalla Commissione
parlamentare sul femminicidio, almeno il 50% delle denunce di reato viene archiviato. "I numeri ci dicono che non c'è sufficiente impegno da parte della politica e delle istituzioni nel contrasto alla violenza maschile, con finanziamenti ai centri antiviolenza e alle
case rifugio esigui ed esigibili in tempi lunghi", si legge in una nota di Cgil, Cisl e Uil.

Nel nostro Paese si affronta quasi esclusivamente la violenza domestica, ma la violenza sulle donne ha forme diverse, dalle mura di
casa a quella nei luoghi di lavoro, di cui quasi mai si parla e che è in assoluto la meno denunciata. Anche se il fenomeno è molto esteso: i dati parlano di un milione e 173 mila donne che hanno subito molestie o ricatti sul posto di lavoro, durante la loro vita, pari all’8,5% delle lavoratrici. Solo lo 0,7% delle donne però ha denunciato, per paura di perdere il lavoro e vergogna di essere giudicate~ dalla società e dai familiari, per mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine, perché pensano che sia meglio trovare soluzioni
individuali e in tante, troppe, preferiscono lasciare il lavoro o rinunciare alla carriera.

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