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"Qual è lo stato di salute della Cgil? A giudicare dall'ultimo surreale direttivo davvero pessimo". Intervento di Luca Scacchi
Il direttivo nazionale della Cgil è stato surreale (27 ottobre 2018). Per tutta la mattina si è discusso della iniziativa unitaria con Cisl e Uil, trascinando stancamente gli interventi, con una disattenzione imbarazzante della sala.
Non ci voleva molto a capire che discutere della situazione politica e delle iniziative sindacali in campo era considerato da quel direttivo quasi un perdere tempo rispetto all’unico punto all’ordine del giorno che interessava la platea: il resoconto dell’ascolto fatto in questi mesi dalla segretaria generale e la scelta del candidato alla sua successione.
Si può dire che il direttivo sia iniziato alle 15, con la relazione della segretaria su questo punto. La relazione non ha usato mezzi termini, né lasciato all’immaginazione possibili margini di mediazione.
Dopo la segretaria generale, il primo intervento da parte di Ghiselli ha rilanciato, altrettanto chiaramente, la questione da un punto di vista diametralmente opposto. Poco dopo è finito nelle mani dell’Ansa un ordine del giorno che annunciava alla stampa la spaccatura della Cgil: ‘dirigenti contro Camusso. No unità su scelta leader’.
La discussione è continuata, finalmente esplicita, dopo mesi di non detti: sono esplose le lacerazioni della maggioranza, fin qui più o meno maldestramente nascoste dietro il documento più unitario della storia della Cgil. Come era ovvio e del tutto prevedibile (fin dall’inizio, a dire il vero), il numero di iscritti a parlare è aumentato a tal punto che sarebbe stata impossibile una conclusione del direttivo entro il tardo pomeriggio per permettere il rientro di tutti.
Quando la presidenza ha annunciato la presentazione di un secondo odg, contrapposto al primo, e firmato da cinque componenti della segreteria, è scoppiato il caos. Gli odg sono stati entrambi letti, ma a quel punto sono venute meno le condizioni per proseguire la discussione. Lo strappo si è consumato quando la segretaria della Fiom ha chiesto che gli odg non fossero solo letti, ma immediatamente votati. Così la stampa avrebbe avuto subito la notizia che aspettava, con buona pace dei successivi 23 interventi che, una volta votati i documenti, avrebbero avuto ben poco senso.
È scoppiato il caos, da cui abbiamo cercato di tenerci il più fuori possibile. Anche perché quella discussione, incredibilmente strumentale da entrambe le parti e per lo più priva di merito sulle vere differenze sindacali e politiche che distinguono chi è pro o contro il candidato proposto da Camusso, niente ha né poteva avere a che fare con i problemi del paese e le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici.
La tensione si è alzata al punto che i presentatori del primo odg si sono alzati e hanno abbandonato la sala, rientrando poco dopo per ritirare l’odg, essendo di fatto venute meno le condizioni per proseguire la discussione.
A quel punto era impossibile proseguire il direttivo, anche perché è venuto a mancare il numero legale. Nel caos generale, la segretaria generale ha proposto di riaggiornare il direttivo alla prima data utile, a patto che i presentatori del primo documento dichiarassero alla stampa che l’intenzione del loro documento non era mai stata la sua sfiducia. Così è stato.
In tutto questo, il nostro intervento è saltato, come quello di molti altri. In ogni caso avremmo concluso dicendo a tutti di smettere di chiedersi o chiederci con chi stiamo. A differenza di altri, noi abbiamo attraversato questi mesi del congresso a viso aperto, dicendo sempre quello che pensiamo e assumendocene le responsabilità, al punto da presentare un documento alternativo, con tutte le difficoltà che conosciamo. Si può non essere d’accordo con le nostre idee, ma nessuno può accusarci di essere strumentali, di fare percorsi paralleli, di essere franchi tiratori o via dicendo. Di questo siamo orgogliosi e così andremo avanti, al netto di cosa pensiamo su come si sia svolto il direttivo di ieri e su come si stia spostando sulla stampa la nostra discussione interna.
Con un grande rammarico di fondo: se soltanto tutta la passione e l’impegno con cui si è svolta la discussione di ieri su nomi e nomenclatura, fosse usata per discutere di diritti, salari e contratti…

*"Il Sindacato è un'altra cosa"


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