Mercoledì 15 Agosto 2018 - Ultimo aggiornamento 12:48
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
"Meccanici tedeschi, cosa nasconde la riduzione della giornata lavorativa". Il domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Lavorare meno, lavorare tutti, mai slogan sarebbe piu' attuale oggi. Ma l'orario settimanale non diminuisce, l'età pensionabile è sempre piu' in là negli anni, l'accesso alla tecnologia non è paritario ma favorisce, ancora una volta, le classi sociali piu' abbienti. Un tempo si pensava che le macchine avrebbero acquisito connotati umani, oggi capita invece l'esatto contrario, uomini e donne ridotti ad automi pereseguire ordini gestiti dal algoritmi.

La tecnologia non serve per produrre merci, beni e servizi nuovi, la forza lavoro e la macchina diventano tutt'uno. E' arrivato il momento di fare i conti con l'automazione e con i cambiamenti che stravolgono le vite di milioni di persone.. Anche gli accordi sindacali dovranno prendere in esame i cambiamenti intervenuti, anzi le nuove intese sono dettate direttamente dai processi di ristrutturazione come dimostra il boom della previdenza e della sanità integrativa e lo scambio diseguale tra salario e bonus.

Urge una analisi sulla forza lavoro e sui processi di digitalizzazione, farlo non solo sul piano teorco (e sarebbe già un ottimo inizio) ma studiando le innumerevoli ripercussioni pratiche.

In rete non si trova ancora il testo integrale dell'accordo tra Governo e metalmeccanici in Germania, molto è stato scritto e detto anche in casa nostra , la domanda da porci è solo una: questa intesa è esportabile in Italia e in altri paesi ? Ed è una intesa positiva come si legge da piu' parti? E quali connessioni ha con la Industria 4.0 e la rivoluzione digitale?

E' bene subito ricordare che l'economia tedesca non è quella italiana, i dati della disoccupazione italiana sono quasi all'11%, quella giovanile supera il 32%, il tasso di inattività è quasi al 35%. Analogo discorso per le retribuzioni, quelle italiane in 10 anni hanno perso potere di acquisto anno dopo anno, peggio di noi sta la Grecia e qualche altro paese dell'EU allargata ma siamo decisamente nelle ultime posizioni.

Un accordo del genere in Italia non sarebbe possibile, anzi a dirla tutta nè i sindacati complici nè tanto meno la Confindustria lo sosterrebbero.

In Germania l' economia è in crescita e il tasso di disoccupazione tra i piu' bassi in assoluto, lo sistema sociale senza dubbio piu' funzionante e solido del nostro, da qui nasce l'accordo con i meccanici che prevede tuttavia anche maggiore flessibilità oraria e di mansione. Trattasi di accordo pilota per 900mila lavoratori, quindi non ancora una intesa valida erga omnes, per tutti i meccanici che in Germania superano 3,9 milioni.

Una trattativa sicuramente positiva (ma fino a che punto?) ma da qui a farne un modello corre differenza. Intanto le richieste di aumento salariale erano del 6%, l'accordo vale per 27 mesi e prevede aumenti salariali del 4,3% , 100 euro di indennità relativa ai mesi di gennaio e febbraio, premio annuale di 400 euro (parte fissa) a cui si aggiungerà una parte legate al secondo livello di contrattazione. Ma il bonus puo' anche essere ritirato dall'azienda qualora dovesse trovarsi in difficoltà, quindi una intesa collegata all'andamento dell'industria, alla crescita di fatturato e dei titoli in borsa, aumenti contrattuali dipendenti dallo stato di salute delle imprese.

Ma il punto saliente dell' accordo del Baden-Württemberg è la settimana corta, diminuisce l'orario ma anche la retribuzione al contrario del passato, quando i meccanici tedeschi ottenevano riduzione dell'orario a parità di salario (sta qui la contraddizione principale) . Uno degli elementi taciuti è proprio legato all'usura degli operai, la tecnologia di Industria 4.0 non ha diminuito i carichi di lavoro e lo stress, gli operai sono sempre piu' usurati, un po' come accade nelle fabbriche della Fca tra malattie, infortuni e depressioni .

Gli operai non riescono piu' a garantire 30 anni di fabbrica ai medesimi ritmi, da qui nasce l'accordo per ridurre gli orari e al contempo le retribuzioni, si è disposti ad un sacrificio economico per conservare il posto di lavoro, la produzione sarà garantita assumendo forza lavoro piu' fresca e sfruttabile, da spremere per anni.

Gli operai, allora, con due anni di anzianità possono scegliere la settimana di 28 ore (7 ore in meno di quella attuale ferma a 35 ore) per un periodo che va da sei mesi ai 24 per poi tornare al full time, una riduzione per potere accudire familiari, figli o anziani. In alternativa si concedono alcuni giorni di assenza non retribuita In questo modo ci guadagna il capitale perchè la riduzione è solo temporanea, permette il recupero psicofisico dell'operaio che lavora meno ma percepisce anche minore salario, lo stato sociale risparmia in quanto la assenza da lavoro è legata a ragioni ben determinate come accudire figli e anziani.

Allo stesso tempo il tempo determinato o indeterminato con 40 ore settimanali aumenta, quindi se da una parte si diminuisce l'orario, dall'altra aumenta superando quelle positive "rigidità" imposte dalle lotte sindacali . Le aziende potranno compensare le ore della settimana corta (che pagheranno meno) aumentando l'orario settimanale ad altri lavoratori meno usurati, si afferma cosi' la flessibilità a tutto campo. Il lavoratore si assenterebbe in ogni caso perchè i troppi impegni familiari generano stress, a quel punto meglio accordare una settimana piu' corta e meno pagata cosi' lo stato risparmia anche sulla cura degli anziani e della prima infanzia, allo stesso tempo la tecnologia potrà sperimentare nuove tecniche e nuove metriche del lavoro .

Questa intesa è poi funzionale alla nuova maggioranza di governo Cdu/Csu e Spd che proprio sulle tematiche del lavoro rischia di implodere visto che i socialdemocratici chiedono di accordare aumenti come richiesto dai sindacati e di rafforzare i tempi indeterminati

. L'intesa per i 900 mila meccanici forse metterà tutti d'accordo nell'interesse del capitale tedesco, quindi sarà il caso che i profeti della via operaia tedesca inizino a rivedere il loro facile entusiamo.

Cio' non significa rinunciare alla parola d'ordine della riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, anzi è piu' che mai attuale ma dentro un contesto ben diverso da quello praticato dai sindacati socialdemocratici tedeschi

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi