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Toh! La stampa si accorge delle malattie e delle morti sul lavoro
“Dal muratore al magazziniere, i dieci lavori più pericolosi”, inchiesta di Marco Menduni su La Stampa (e Il Secolo XIX). Tre morti bianche al giorno, settori a rischio: edilizia, autotrasporto, fabbriche e agricoltura. A gennaio salgono del 14,8% le malattie professionali. “La cava di marmo qualcosa vuole indietro». Stefano Mazzini ha 54 anni, fa il cavatore da 38. Quando racconta così, che la cava qualcosa indietro la vuole, parla di vite umane. C'è anche fatalismo, nel lavoro di chi estrae dal ventre della montagna il marmo e sa che il pericolo incombe, in ogni momento. Può finire malissimo. Con la morte. Oppure penzolando nel vuoto appeso a un'imbragatore, com'è successo a Giuseppe Alberti il 14 aprile 2016 qui a Carrara, sopravvissuto quasi per miracolo mentre altri due compagni perdevano la vita. Se la vita nella cava può essere intesa come emblematica dei pericoli sul lavoro, la panoramica nazionale che riguarda tutte le attività continua ad offrire numeri allarmanti: tre morti bianche al giorno in media.

A gennaio 2018 salgono del 14,8 per cento le malattie professionali. Nel 2017 sono state presentate all'Inail, l'Istituto nazionale assicurazione Infortuni sul lavoro, 635.433 denunce di infortuni. Le vittime sono state 1.029, con un incremento di casi, l'1,1 per cento, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Più morti, perché sono cresciuti gli incidenti multipli, quelli costati la vita a più lavoratori. Settori a rischio: l'edilizia, l'autotrasporto, le fabbriche. Anche l'agricoltura, che continua a essere la bestia nera delle classifiche. Ci sono più vittime negli incidenti con i trattori agricoli nei campi che sull'intera rete autostradale. Delle tragedie, di solito, si parla per qualche giorno. Poi il ricordo viene assorbito nell'interminabile sequenza degli articoli di cronaca, cristallizzato negli archivi. Poche, pochissime, le tracce dei racconti di chi, in prima persona, vive ogni giorno la realtà dei mestieri e delle professioni più critiche. Perché aumentano le vittime?
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