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Pavia, cambio di appalto e niente clausola sociale. Prc: "Ora per la prima volta anche nel trasporto pubblico"
A Pavia, recentemente, c'è stato un cambio di appalto nella gestione del trasporto pubblico. Dall'azienda Line a Autoguidovie, si sono "persi per strada" una cinquantina di lavoratori. Mentre nel bando se ne prevedevano 406 previsti, già sottodimensionando le reali esigenze di organico, si è passati a 350. Ovviamente le clausole sociali sono state lasciate nel cassetto. 
Il “Comitato di lavoratori Autoguidovie” si è battuto con scioperi e proteste, anche contando sull'appoggio del Prc e di Ptere al Popolo. Il Comitato in passato ha anche operato per fermare uno scellerato accordo di secondo livello che peggiorava sia le condizioni di lavoro sia parametri economici, sottoscritto dai sindacati presenti nella RSU Autoguidovie ma, grazie ad una operazione trasparente di informazione ai lavoratori, non è stato attuato perché il referendum su quell’accordo lo avrebbe prevedibilmente bocciato.

"Imponendo il licenziamento - si legge in un comunicato del Prc di Pavia - e una riassunzione comprensiva di armonizzazione che oltre alla perdita dell’articolo 18 incide negativamente sulle spettanze previste dall’accordo aziendale vigente. Questo è un pericolosissimo precedente per il settore mai avvenuto a livello nazionale e apre il portone al totale smantellamento della tutela dei diritti dei lavoratori, frutto di decenni di lotte".

"I sindacati confederali non hanno purtroppo intrapreso significative lotte e denunce concrete - denuncia il Prc - mostrando una allarmante subalternità alle scelte politiche e aziendali. Questo ha agevolato in special modo ditte amiche come Autoguidovie, perfettamente inserite nello scacchiere della politica di trasporto pubblico nazionale voluta dall’a.d. di FS Renato Mazzoncini di cui Autoguidovie ne è la punta di diamante nel settore su gomma grazie a una partnership con Bus Italia, ditta controllata da F.S. e che si prefigge l’obiettivo di arrivare al controllo del 25% del trasporto pubblico nazionale su gomma, una politica attenta allo sviluppo più su gomma che su ferro quindi e a cui i sindacati confederali paiono adeguarsi mettendo in secondo piano i diritti dei lavoratori".

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