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"I danni incalcolabili delle liberalizzazioni". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Nei giorni scorsi il Ministero della Salute ha inviato una circolare alle Regioni per chiedere quali siano stati gli interventi intrapresi per abbattere le liste di attesa per prestazioni mediche. La interminabile trafila burocratica per accedere a prestazioni sanitarie, le lunghe liste di attesa, fino a 13 mesi per una tac o una mammografia, sono una vergogna che i cittadini non sono piu' disposti ad accettare.
Non secondario è il nodo delle risorse a disposizione delle Regioni, abbattere le liste di attesa è possibile e necessario assumendo medici, infermieri e tecnici ma anche rivedendo le regole della intramoenia e sradicando il malcostume della doppia professione, magari dotando le strutture pubbliche di strumenti migliori e pagando di piu' chi ci lavora.
Le liberalizzazioni hanno creato danni incalcolabili per esempio nel settore dei trasporti dove ormai i mezzi pubblici sono vecchi, fatiscenti e in numero inadeguato a garantire un servizio pubbliche efficiente e alternativo al mezzo privato (basti pensare alla cancellazione dei treni pendolari definiti rami secchi da tagliare o alle corse dei bus extraurbani soppresse o ridotte al lumincino)

Prendiamo poi ad esempio i cosiddetti Handling, l'insieme dei servizi svolti in aeroporto costituiti dalla assistenza a terra a terzi , vettori, utenti di aeroporto o in autoproduzione (self handling).
La direttiva comunitaria n. 67 del 15 ottobre 1996 introduce la libera concorrenza dei servizi di assistenza a terra, concede anche possibilità per le compagnie aeree di prestare il servizio in autoproduzione (self handling).
Questa direttiva, fortemente voluta dalle multinazionali per abbassare il costo del lavoro, ha determinato processi di privatizzazione incrementati dalla vendita da parte degli Enti pubblici delle loro quote azionarie.
La liberalizzazione dei servizi handling si prefigge alcuni obiettivi quali la contrazione dei costi della forza lavoro applicando contratti sfavorevoli e con quello spezzatino che precarizza ulteriormente lavoratori che in prevalenza sono assunti con contratti part time.
Se una compagnia aerea poco attenta (è un eufemismo) ai diritti dei lavoratori decide di avocare a sé i servizi Handling, siamo certi che i lavoratori già impiegati nel settore siano assorbiti dalla nuova azienda? La proliferazione degli Handling all'interno degli areoporti pisani sta provocando uno tsunami con migliaia di posti di lavoro in pericolo per non parlare poi dei contratti di secondo livello disdetti unilateralmente comportando ragguardevoli perdite salariali per contratti in prevalenza part time . Attorno agli areoporti girano affari colossali, eppure i diritti elementari dei lavoratori sono minacciati da questa marea montante delle liberalizzazioni contro le quali non bastano generiche clausole sociali soprattutto se la Giurisprudenza favorisce il libero arbitrio padronale.

La libera concorrenza non minaccia solo i diritti e i posti di lavoro ma genera disoccupazione di massa e analfabetismo, di ritorno e non.
In Italia abbiamo la percentuale piu' alta di giovani tra i 18 e i 24 anni che non lavorano né pensano alla loro istruzione; le statistiche parlano chiaro, siamo in Italia al 25,7% ossia il doppio della media Ue 28 (14,3%) , quasi il 15% dei giovani sono Neet, non studiano e non lavorano, eppure si è distrutta, o comunque impoverita, la formazione fornita dagli Enti provinciali che avrebbe dovuto essere il trampolino di lancio di percorsi innovativi destinati all'inserimento nel mondo del lavoro. Siamo il paese che legge meno in Europa, il numero dei diplomati e dei laureati è in continuo calo. Queste sono le conseguenze della liberalizzazione

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