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Bangladesh, lo sciopero ad oltranza dei lavoratori del tessile contro le multinazionali e contro il governo
Circa un centinaio di stabilimenti tessili bengalesi nell’area della capitale, Dacca, sono bloccati da uno sciopero del personale che si protrae da cinque giorni nel secondo maggiore esportatore mondiale di capi di vestiario dopo la Cina. Migliaia di lavoratori protestano contro un aumento del salario minimo ritenuto ingiusto. Le proteste sono culminate in scontri con le forze dell’ordine che hanno causato sinora un morto e circa 70 feriti. Uno degli stabilimenti interessati dallo sciopero rifornisce il marchio svedese di abbigliamento H&M, mentre Fast Retailing, società giapponese proprietaria del marchio Uniqlo, non ha riferito sinora alcuna interruzione significativa delle operazioni presso i suoi stabilimenti nel paese. Il governo del premier Sheikh Hasina, rieletta alla fine del mese scorso, ha recentemente approvato il primo aumento del salario nazionale minimo per il settore tessile da cinque anni a questa parte: l’importo è stato aumentato del 51 per cento a 8mila taka (96 euro), ma i lavoratori del settore affermano che l’aumento ha interessato solo un segmento limitato della platea dei lavoratori. Il Bangladesh esporta ogni anno 30 miliardi di dollari di prodotti tessili, che costituiscono da soli l’80 per cento delle esportazioni di quel paese in termini di valore.
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