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Carrefour dichiara quasi 600 esuberi. I sindacati: "Tuteleremo l'occupazione attraverso una mobilitazione mondiale"
Carrefour dichiara altri 590 esuberi, di cui 440 negli ipermercati e 150 nella sede principale. Da qui la volontà espressa dall’azienda di avviare due nuove procedure di licenziamento collettivo dopo quelle che nel 2017 avevano coinvolto più di 600 lavoratori. È l'amara sorpresa emersa durante l’incontro dello scorso 15 febbraio tra i sindacati e i vertici della multinazionale per approfondire i termini del piano di ristrutturazione predisposto per il prossimo quadriennio.

Il colosso francese del commercio ha anche avanzato la richiesta di applicare il protocollo per la gestione di gravi crisi aziendali definito dal contratto nazionale della Distribuzione moderna organizzata, sottoscritto di recente con Federdistribuzione, e di procedere alla rinegoziazione del contratto integrativo aziendale.

Dure le reazioni dei sindacati. Per Fabrizio Russo della Filcams Cgil nazionale “è di estrema gravità l’ennesima messa in discussione
dell’occupazione da parte dell’azienda dopo i diversi accordi, siglati anche nell’ultimo periodo a livello nazionale e territoriale, con i
quali la società si era impegnata a garantire la salvaguardia occupazionale, e dopo anni di sacrifici da parte dei lavoratori”. Insomma, un piano giudicato insostenibile dalla Filcams che, se la multinazionale francese non dovesse tornare sui propri passi, ritiene “necessario il coinvolgimento del ministero dello Sviluppo economico”. Inoltre, dal momento che la vertenza ha ormai assunto una portata sovranazionale, “è indispensabile agire di concerto con il sindacato mondiale e europeo di settore, Uni Global e Uni Europa Commerce, per tutelare l’occupazione”.

“Per quanto ci riguarda – continua Russo – ribadiamo l’indisponibilità a definire, per questa e altre aziende, deroghe o sospensioni rispetto a istituti della contrattazione nazionale e confermiamo la richiesta a Carrefour di non avviare procedure di licenziamento collettivo, ma di aprire piuttosto un confronto per discutere nel merito dei problemi posti, definendo soluzioni di carattere organizzativo a tutela dell'occupazione. La situazione di difficoltà in cui continua a versare il gruppo desta, se possibile, ancora maggior preoccupazione che in passato – sostiene l’esponente della Filcams – e se l’azienda dovesse confermare l’intenzione di adottare soluzioni insostenibili, non  escludiamo di prevedere il coinvolgimento del Mise che già si è fatto carico di approfondire i termini di altre vertenze del comparto
distributivo”.
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