Venerdì 24 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento 12:20
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
"Landini, la Confindustria e la brutta copia della concertazione. Il virus dell'auto-legittimazione distruggerà la rappresentanza sindacale lasciando intatta la scorza del sindacato". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti e Fabio Sebastiani
Landini rilascia un'intervista all'edizione domenicale de Il Sole 24 Ore, a 3 settimane di distanza dalla manifestazione nazionale del 9 febbraio di Cgil Cisl Uil, è il primo segnale lanciato a Governo e Confindustria, un messaggio da leggere, ponderare e discutere.

E' veramente cambiata la Cgil con l'elezione di Landini alla segreteria nazionale? L'alleanza tra Landini e Camusso è stata strumentale per la scalata al vertice del piu' grande sindacato italiano?

Potrà rappresentare Landini il polo attorno a cui ricostruire una opposizione sindacale e politica di sinistra che rimetta al centro le istanze dei lavoratori?

Nei giorni successivi al corteo del 9 Febbraio, la Cgil ha organizzato un presidio davanti ad Amazon e la Fiom proclamato lo stato di agitazione in Fca, si sta forse aprendo una nuova stagione di lotte?

La risposta è negativa perchè tutte le domande sopra riportate non prendono in considerazione la genesi landiniana a partire dal periodo in cui ha guidato la Federazione dei meccanici, il veloce allontanamento dal percorso del movimento contro la crisi e per l'alternativa (quale poi?), la ricerca di unità con Cisl e Uil che proprio tra i meccanici presentano le posizioni piu' subalterne ai padroni.

La ricetta landiniana è sempre la stessa, per rilanciare il paese servono investimenti e aumenti salariali, decenni prima del segretario della Cgil qualcuno, lord Keynes, ha scritto pagine illuminanti su questo argomento che ancora oggi fanno scuola.

Poi il solito leit motiv della "giustizia sociale" per un " Paese fondato su accoglienza e integrazione e sui valori profondi della Costituzione".

Niente di nuovo all'orizzonte, piu' che invocare la Carta andrebbe applicata ma per farlo serve la maggioranza politica in Parlamento e nei consensi sociali, quando seggi e sostegno ci sono stati il Sindacato non ha fatto molto per imporre cambiamenti radicali in materia di fiscalità, politiche economiche e sociali, non basta dire No al Referendum Costituzionale se poi fai passare sotto silenzio lo smantellamento delle Province che porta alla paralisi la manutenzione di strade, scuole e territorio.

L'intervista di Landini al giornale dei padroni è l'ennesimo voltafaccia di un abile giocoliere che rilancia il Patto della fabbrica, le regole sulla rappresentanza che tagliano fuori le minoranze conflittuali ( e se questa è la visione della democrazia nei posti di lavoro cosa possiamo aspettarci quando si parlerà di democrazia nella società?), propone la riduzione dei contratti (ricordiamo che la loro proliferazione è frutto anche del silenzio sindacale verso le privatizzazioni rinunciando alla battaglia di un contratto unico e identico al pubblico nei servizi esternalizzati), chiede al Governo di continuare a fidarsi di Cgil Cisl Uil come garanti del patto sociale nel paese disconoscendo quei contratti pirata sottoscritti con alcune associazioni sindacali autonome con retribuzioni troppo basse.

La vera posta in gioco è il monopolio della contrattazione e le leggi sulla rappresentanza che delegittimano i sindacati conflittuali, ecco l'architrave sulla quale si sorregge l'intero ragionamento di Landini.

Il segretario della Cgil parla anche di altro, non a caso si usano termini come dumping per giustificare quella giungla contrattuale e dei diritti alimentata nel corso degli anni anche per esigenze legate alla sopravvivenza del sindacato e alla sua legittimazione ai tavoli nazionali o per compiacere privatizzazioni e gli stretti rapporti con il mondo cooperativo. Ma questi tempi sono decisamente passati e lo stesso mondo delle cooperative è in profonda crisi .

Landini ha una ricetta per uscire dalla crisi quando invoca investimenti pubblici in dosi massicce e anche investimenti privati

Non possiamo che essere concordi, almeno in linea di principio, ma questi investimenti da dove dovrebbero arrivare ? Gli investimenti pubblici invocati e da temnpo bloccati a quali obiettivo andranno indirizzati ? Parti della stessa Cgil ritengono indispensabile la Tav (e Landini non prende posizione limitandosi a dire che "la Tav è sicuramente un problema"), sono scesi in piazza a fianco di Chiamparino, dietro al miraggio della grandi opere ritroviamo anche esponenti sindacali.

La critica a Industria 4.0 è condivisibile ma in cosa consiste concretamente? La lotta allo squilibrio economico e sociale si puo' contrastare con un modello federalista come negli ultimi anni quando certe differenze si sono acuite o la situazione è destinata a degenerare una volta approvate le autonomie rafforzate delle 3 regioni del Nord ? E rispetto a questi scenari siamo certi che parte della Cgil non stia dalla parte opposta della barricata?

Se poi analizziamo l'impoverimento e la precarizzazione del lavoro, il ragionamento di Landini diventa ancora piu' debole, anzi le sue parole hanno effetto boomerang se guardiamo alle decine di contratti siglati negli ultimi anni con aumenti inferiori al costo della vita e senza effettivo recupero del potere di acquisto, con parte del salario convertito in welfare aziendale. Perchè Landini tace su questi fatti? Si puo' invocare la difesa del welfare avendo contrinbuito a indebolirlo con il business della previdenza integrativa a cui il sindacato partecipa attivamente? l'arrendevole politica salariale e contrattuale della Cgil negli ultimi lustri non viene menzionata e men che mai rimessa in discussione.

Landini è come un abile illusionista che nasconde le carte, non dice una, ripetiamo una, parola di critica sulle politiche sindacali dal compromesso storico ad oggi, lancia a Governo e a Confindustria il messaggio che gli sta a cuore (quello sulla rappresentanza da cui dipende per altro la sopravvivenza della struttura confederale), poi fa la solita lezione sugli investimenti, sul fisco, sulla produttività del sistema paese, si erge a paladino dei salari senza attaccare direttamente l'esecutivo, anzi si dichiara disponibile a trattare sul sistema fiscale (nella critica alla flat tax almeno) pur di non ridurre i contributi per le pensioni o per la sanità, per aumentare le detrazioni per il lavoro dipendente e per le pensioni.

A cosa serve allora questa intervista? Intanto a lanciare un messaggio ad associazioni datoriali e al Governo, la Cgil è disposta all'ennesimo compromesso a perdere ma sa bene che senza politiche governative capaci di ridurre la disuguaglianza per il sindacato sarà sempre piu' difficile mantenere consensi e svolgere il tradizionale ruolo di mediazione sociale.

Citiamo un passaggio della intervista che riassume la summa del pensiero landiniano "Discutere e trattare con il sindacato è utile perché la complessità dei temi è tale che occorrono interlocutori in grado di comprendere i problemi, le conseguenze delle scelte sulla vita vera".

Infine, nella coda il veleno. Così come nella proposta del sindacato unico con Cisl e Uil: Landini, la Cgil per la verità, è alla ricerca in questa fase di quella tattica autolegittimante (e autoassolutoria) che è lo stesso virus che ha allontanato la politica dalla società civile e dalle istanze dei cittadini. Dopo congressi e manifestazioni "messi in onda" con gli strati di ceto sindacale dei territori senza più alcun collegamento con il mondo del lavoro e spacciando i pensionati come colonna portante del "corpo intermedio", ora la Cgil continua a giocare con il trucchetto del "cerchio magico" ad uso e consumo delle organizzazioni già consolidate. E quindi, il confronto concertativo vale non in virtù di ciò che si rappresenta ma in virtù di chi si è deciso debba essere presente al tavolo: un'ammucchiata certificata che va da Confindustria a tutte quelle sigle che in base alle sole relazioni politico-sindacali interne sono r iuscite ad ottenere uno strapuntino. Magari fosse concertazione. Almeno Sergio Cofferati rappresentava qualcosa e qualcuno. E, per quanto fallimentare, lo scambio tra salari e occupazione era qualcosa di molto concreto. 

Il punto non è il brutto spettacolo offerto da lor signori, che diventerà orrendo quando arriverà la certificazione della rappresentanza. Il punto è che questo percorso non porterà a niente se non, come è già accaduto in politica, all'usura della rappresentanza sindacale. Volevamo inventare uno strumento diverso e alternativo alle corporazioni attraverso una vera e reale rappresentanza del mondo del lavoro. Ci stiamo lentamente e inesorabilmente ricadendo. 

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi