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Burberry, lavoratori in difesa del posto di lavoro. Cobas: "L'azienda utilizzi strumenti difensivi in attesa di trovare un nuovo spazio per la boutique di via Condotti"
La boutique Burberry di via dei Condotti chiude: così 34 lavoratori si ritroveranno in mezzo alla strada. La comunicazione è arrivata al sindacato direttamente dall'azienda, con i lavoratori già in agitazione: il futuro per gli addetti alle vendite della lussuosa griffe è più che mai incerto. Una vera e propria incognita l'occupazione così come per i colleghi dei negozi di Fiumicino, in 9 sull'orlo del licenziamento causa chiusura del punto vendita del Terminal 1. Nel caso degli store aeroportuali nessun accordo con il rifiuto dei licenziamenti con incentivo e l’incontro in Regione Lazio previsto per domani.

“In discussione denuncia sembrerebbe anche almeno una boutique di Castel Romano. Quella di Burberry è una vera e propria 'Brexit'. A farne le spese saranno i lavoratori. Una vera e propria beffa soprattutto per quelli che per anni nel negozio di via dei Condotti hanno dovuto subire vere e proprie vessazioni tra videosorveglianza, perquisizioni e maltrattamenti. La boutique della vergogna ce la ricordiamo tutti" – denuncia Francesco Iacovone del Cobas nazionale riferendosi ai fatti venuti fuori nel 2016 quando alcuni dei commessi trovarono la forza di denunciare i soprusi. Burberry nell'occasione allontanò immediatamente manager e direttore, ritenuti responsabili degli accadimenti.

“Ben 34 le procedure di licenziamento in arrivo per il personale di Burberry di via dei Condotti. Uno store immerso nella via dello shopping tra le più affascinati al mondo, presente nel cuore della Capitale dal 2004: 740 metri quadri di collezioni monomarca distribuiti su due piani di un edificio del XVIII secolo. Alla base della rinuncia al negozio "principe" ci sarebbe l'indisponibilità del locatario a cedere ancora quegli spazi alla griffe del trench più famoso del mondo. Chiediamo con forza che l'azienda, per tutelare i lavoratori, utilizzi degli strumenti difensivi: cassa integrazione o contratti di solidarietà, in attesa di trovare un nuova spazio per la boutique” conclude Iacovone.

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