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Peppino Impastato, Landini: "Non solo un ricordo, battiamoci davvero per cambiare questo paese"
“Questo è il Paese dei depistaggi. Se ci pensiamo, da Portella della Ginestra in avanti ci sono stati depistaggi di ogni genere. Quello che sta succedendo in questi giorni in Italia dimostra come il livello di corruzione e di coinvolgimento della malavita organizzata in pezzi interi dell'economia reale sia un tema aperto e non risolto”. Così ieri il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che è stato a Palermo per un’iniziativa del sindacato e nel pomeriggio a Cinisi per partecipare al corteo per il quarantunesimo anniversario dell'omicidio di Peppino Impastato. “La manifestazione di oggi – ha detto Landini – non è solo un ricordo, ma è un evento di chi si vuole battere davvero per cambiare questo Paese”.

“Peppino Impastato aveva capito che la mafia era essenzialmente violenza. Con grande passione e con grande coraggio, con la voglia di riscatto, non fece altro che denunciare attraverso la sua radio, a Terrasini, quel fenomeno che opprimeva non solo il popolo siciliano, ma l'intero Paese”. Lo ha affermato il segretario confederale della Cgil Giuseppe Massafra ai microfoni di RadioArticolo1 durante lecelebrazioni che si svolgono a Terrasini e a Cinisi. “Ricordandolo oggi, dobbiamo continuare a contrastare ogni fenomeno di illegalità e rinnovare un impegno più che mai attuale”. “Anche per questo – aggiunge – siamo contenti di incontrare qui Paolo Borrometi (il giornalista minacciato dalla mafia) che raccoglierà in qualche modo il testimone oggi nel corteo che ci vede sfilare da Terrasini a Cinisi. Il tema è esattamente questo: una delle principali azioni dei poteri criminali è mettere il bavaglio, non riuscire a far esprimere quell’azione di denuncia che passa per larga parte dalla libera informazione”. Non manca nel suo ragionamento una critica al governo che, osserva Massafra, “pensa di occuparsi della criminalità organizzata con grandi proclami, magari decidendo guarda caso proprio il giorno della Liberazione di andare a Corleone a dire che si combatte la mafia. Come se bastasse un manifesto e non un'azione costante e continua, che non esiste, non c'è, non è messa in campo”.
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