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2019, anno nero della Fca. La denuncia della Fiom-Cgil
"Il 2019 per i lavoratori di Fca sarà un anno nero: il calo dei volumi e la mancanza di nuovi modelli sta generando un aumento complessivo delle ore di cassa integrazione". A dirlo è Michele De Palma, segretario nazionale della Fiom Cgil e responsabile  automotive, che non condivide le valutazioni del management Fca sull'andamento del gruppo, a partire dalla situazione degli impianti italiani. "Dopo anni e anni di cassa integrazione - spiega l'esponente sindacale - i dipendenti vivono un problema salariale. I lavoratori del polo del lusso torinese pagano l'andamento negativo di Maserati; negativi sono anche i numeri di Alfa Romeo, che costringe i lavoratori di Cassino a vedere aumentare le giornate di fermata. Inoltre, i tempi di lancio produttivo dei due nuovi modelli, 500 elettrica per Mirafiori e Tonale per Pomigliano, non trovano certezze, mentre scadono gli ammortizzatori sociali".
Per Michele De Palma è adesso necessario "abbandonare l'attendismo: i cambiamenti di mercato e di tecnologie rischiano di non essere più recuperabili senza un'azione di sistema che veda coinvolta l'azienda, i sindacati e il governo". La Fiom chiede quindi agli altri sindacati
di "convenire su un'iniziativa unitaria sul futuro occupazionale dell'automotive" che metta insieme i lavoratori di Fca con quelli della componentistica. "La proprietà ha deciso di utilizzare i proventi della vendita di Magneti Marelli per staccare una cedola per gli azionisti, noi invece continuiamo a chiedere investimenti sulle nuove tecnologie e nuovi modelli per accelerare la transizione che consenta il mantenimento dell'occupazione, a partire dagli stabilimenti di motori diesel come Pratola Serra e Cento", conclude il segretario nazionale della Fiom Cgil: "Se non si chiama la proprietà alla propria responsabilità sociale verso il Paese vedremo spegnersi progressivamente il settore industriale più importante, che occupa in modo diretto oltre 180 mila addetti".
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