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Whirlpool, la lotta sarà lunga e aspra. E la crisi di Governo non aiuta. Fiom: "Il Governo pretenda il rispetto degli accordi firmati meno di otto mesi fa"
Gli operai ieri hanno protestao sotto il Mise e il ministro di Maio è stato costretto a minacciare la multinazionale per sbloccare la situazione. In gioco ci sono ora i finanziamenti pubblici, visto che la multinazionale ne ha beneficiato, ma ora non si preoccupa di licenziare migliaia di lavoratori. Dal 2014 ad oggi la Whirlpool ha ricevuto 27 milioni di euro di fondi pubblici. Oggi a rischiare il posto di lavoro sono quasi 500 lavoratori, senza contare l'indotto. 

“Ci aspettiamo che il ministero faccia rispettare all'azienda il piano industriale firmato lo scorso 25 ottobre, sul quale la Whirlpool si
impegnava a investire 250 milioni in Italia di cui 80 a Napoli”, ha detto ieri la segretaria della Fiom Cgil, Francesca Re David, durante il presidio dei lavoratori. “Noi ci aspettiamo che governo e ministero non si facciano prendere a schiaffi e si pretenda il rispetto del piano. Non abbiamo nessuna intenzione di accettare presunte vendite - ha aggiunto Re David -. Pretendiamo che il piano sia rispettato perché il settore non è in crisi e siamo certi che se vogliono andare via fa Napoli è per andare a produrre in Polonia piuttosto che in Ucraina”. Secondo Re David “chi firma un piano industriale a ottobre e dopo pochi mesi comunica che se ne va, sicuramente pensa che il governo non abbia voce in capitolo sulla politica industriale del proprio Paese. Voglio sperare che il governo
non sapesse nulla prima”.

Oggi in ballo ci sono 16 milioni di euro nonché il blocco del contratto di sviluppo pronto con la Regione Marche, dove Whirlpool ha sostituito la storica Indesit della famiglia Merloni. «Se non siete in grado di dare risposte e devo rivolgermi ai vertici della multinazionale ditelo subito. Non perdiamo tempo», ha detto Di Maio tra gli applausi dei delegati sindacali presenti. «Non vogliamo chiudere ma individuare soluzioni per garantire posti di lavoro sostenibili a lungo tempo. Oggi una soluzione non l'abbiamo», ha risposto l'ad di Whirlpool Europa Luigi La Murgia, ex capo proprio dello stabilimento di Napoli. Whirlpool dunque deve ragionare su quello che deve fare. «Noi non abbiamo detto che Napoli chiude, ma che vendiamo», è stata la nuova versione. E quando la segretaria nazionale della Fiom Barbara Tibaldi ha chiesto se Whirlpool ritira la chiusura di Napoli, la risposta è stata: «Ci rifletteremo»

 



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