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Relazione annuale INPS. Allarme povertà per 5 milioni di pensionati

Un sistema solido, la conferma del flop di Quota 100, la difesa del cosiddetto Reddito di cittadinanza, l’immutato quadro di 5 milioni di pensionati poveri, soprattutto al femminile. Nella sua prima relazione annuale da presidente – non (da Gazzetta) ufficiale – dell’Inps Pasquale Tridico si sforza di mostrarsi «istituzionale», lascia da parte il piglio da professore ruspante (a differenza dell’urticante demagogia saccente del predecessore Boeri) e cerca di tracciare un quadro quasi idilliaco dell’istituto da lui diretto da pochi mesi.
Se i dati sulle pensioni sono la conferma dell’allarme sociale – nel 2018 quelle sotto i mille euro al mese sono quasi circa 5,4 milioni, il 34,7% del totale in leggero calo sul 2017, ma con le donne al 43,6% – Tridico punta ad evitare «allarmismi circa la sostenibilità del nostro sistema pensionistico, che è solido», lanciando per l’istituto il motto modus operandi «Generosi con i deboli e forti con i forti».
Difesa la sua creatura, «il Reddito di cittadinanza – «a fine giugno, dopo 3 soli mesi di operatività, 840 mila nuclei (di cui 102.833 destinatari di pensioni di cittadinanza) lo hanno per un numero complessivo di individui coinvolti che supera 2 milioni con un importo medio è di circa 500 euro; le domande respinte il 27%» – arriva la certificazione con numeri precisi del flop di Quota 100 -«a fine giugno sono pervenute 154.095 domande, alla fine dell’anno ne attendiamo 205.000, il 29% in meno a quello che era stato stimato in 290.000» – (in realtà pochi giorni fa parlava di 190mila e il manifesto stimò nel 45,7% la mancanza rispetto alle 350mila domande previste dal mentore leghista del provvedimento Durigon), Tridico lancia anche la battaglia sulle pensioni di invalidità: i funzionari dovranno «diventare più duri conto le frodi» L’Inps punterà sul digitale e qui l’obiettivo è realizzare «un polo strategico nazionale». Spunta anche l’idea di un unico fondo pubblico per la previdenza complementare, progetto che però viene subito bocciato dalla Uil che vuole che i fondi rimangano di categoria con governance autonoma. La Cgil con il segretario Maurizio Landini, invoca invece una «vera riforma previdenziale» e una ridistribuzione per alleviare quelle che lo stesso Inps definisce «gravi» disuguaglianze.

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