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Taranto, Usb non firma il verbale con Arcelor-Mittal: "Nessun impegno concreto a carico dell'impresa"
"Abbiamo dichiarato al ministro che non ci sono più le condizioni minime di sicurezza per tenere aperto lo stabilimento. Per queste ragioni non abbiamo sottoscritto il verbale di incontro". Lo sottolineano in una nota Sergio Bellavita della segreteria nazionale dell'Usb e Francesco Rizzo del coordinamento provinciale di Taranto riferendosi al documento firmato ieri dai rappresentanti di ArcelorMittal, dal ministro Luigi Di Maio e dalle altre organizzazioni sindacali al termine di una riunione fiume al Mise. Il tavolo di confronto era stato convocato dopo l'incidente sul lavoro del 10 luglio costato la vita al gruista Cosimo Massaro. Secondo Bellavita e Rizzo, "la verità è che la multinazionale dell'acciaio ha sospeso di fatto ogni investimento sugli impianti e sta mantenendo solo gli impegni in riferimento all'applicazione dell'Aia. ArcelorMittal Italia ha di fatto estromesso dallo stabilimento il 55% dei manutentori, ovvero di coloro che sono preposti direttamente agli interventi di natura ordinaria e straordinaria sugli impianti e le attrezzature" e "tagliando posti di lavoro sostituendo imprese e lavoratori, con la conseguenza diretta di rendere più povero e precario il lavoro". Per l'Usb "la mobilitazione continua. Non abbiamo alcuna intenzione di attendere passivamente l'ennesimo omicidio sul lavoro. Occorre pertanto agire quanto prima per costruire un'alternativa reale per Taranto e per i lavoratori dell'ex gruppo Ilva. Un'alternativa occupazionale che garantisca reddito salari il diritto alla salute le bonifiche e la tutela dell'ambiente. Un'alternativa che passa inevitabilmente dalla chiusura dello stabilimento di Taranto".
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