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Scuola, il Governo corre sul filo del rasoio. A settembre a fare la differenza sarà ancora una volta il precariato
Ultima settimana per approvare il decreto legge per non compromettere l'anno scolastico, in Consiglio dei Ministri prima della pausa estiva. Se si vuole evitare di lasciare scoperte anche le 60 delle 200 mila cattedre che dovranno essere affidate ai supplenti lasciando fuori, docenti abilitati, vincitori di concorso e precari storici, serve un decreto urgente che permetta di attingere direttamente dalla seconda e terza fascia delle graduatorie d’istituto e da quelle di merito degli idonei dei concorsi ordinari e straordinari, confermando chi ha avuto i ruoli con riserva.
Marcello Pacifico (Anief): "Se si vuole evitare il ridicolo con altre decine di migliaia di nuove cattedre scoperte dopo le 50 mila dell'ultimo triennio, bisogna garantire l'assunzione di tutto il personale abilitato all'insegnamento, da anni supplente della scuola, persino assunto in ruolo dopo il superamento dell'anno di prova o vincitore di concorso".

La situazione è da allarme rosso: oltre alle cattedre ufficialmente senza titolare, che rimarranno scoperte, ci sono 100 mila posti in organico di fatto, la maggior parte su sostegno, da assegnare e che equivalgono a tutti gli effetti a supplenze su posto vacante. Solo in Lombardia si contano 40 mila posti da coprire con supplenze ed andranno in larga parte a docenti precari che hanno fatto domanda di messa a disposizione.

“Il paradosso – continua il presidente Anief - è che ci sono più di 200 mila insegnanti belli e pronti per coprire questa voragine. Sono gli idonei a seguito dei concorsi pubblici, a partire dai tanti del 2016, quasi 20 mila precari tra immessi già in ruolo da GaE con riserva ed ex Fit, decine di migliaia di abilitati all’insegnamento fermi in seconda fascia delle graduatorie d'istituto e molti altri con 36 mesi di servizio svolto, soglia che in Europa viene considerata utile per far scattare l’assunzione a tempo indeterminato. Invece di ripristinare il doppio canale di reclutamento, l’amministrazione rimane ferma e si limita a bandire lenti concorsi, ordinari e riservati, che a distanza di anni lasciano marcire i vincitori in graduatoria, costringendoli pure a ricorrere al giudice del lavoro. Ben sapendo che i concorsi – conclude Pacifico - a malapena copriranno un terzo del fabbisogno e se tutto va bene solo a partire dall’estate del 2020”.

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