Martedì 25 Febbraio 2020 - Ultimo aggiornamento 12:00
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Contratti, brusca frenata delle retribuzioni orarie
A giugno la crescita annua delle retribuzioni contrattuali orarie si ferma allo 0,7%. Un risultato più che dimezzato rispetto a maggio (+1,6%). Si tratta del livello più basso da dicembre 2017. Lo comunica l'Istat. Una brusca frenata che annulla il vantaggio fin qui goduto sui prezzi. A giugno infatti l'inflazione si è attestata allo 0,7%. La forbice quindi si richiude, con tutto ciò che ne consegue in termini di potere d'acquisto. Era ormai da più di un anno, dal maggio 2018, che retribuzioni e inflazione non si riallineavano.
Parliamo quindi di una porzione dei lavoratori italiani, quelli che possono godere di un contratto e che hanno visto questo contratto rinnovato. 

Su base mensile invece le retribuzioni hanno segnato un +0,1%. A spiegare la dinamica è probabilmente il fatto che si sta esaurendo l'effetto dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego che, vista la mole degli interessati, pesa molto sull'indice complessivo.
Ecco che sulla base delle disposizioni definite dai contratti in vigore alla fine di giugno, l'Istat prevede un tasso di crescita tendenziale che resterebbe inchiodato allo 0,7% anche nella seconda parte dell'anno. Grazie comunque al buon andamento consolidato nella media dei primi sei mesi (+1,4%) l'intero 2019 si chiuderebbe con un incremento dell'1,1%. Tornando sul mese di giugno e analizzando gli andamenti per settori, la crescita è dello 0,9% nel privato e dello 0,5% nella P.a. Nel dettaglio, l'Istituto di statistica segnala i rialzi tendenziali per i vigili del fuoco (+6,8%); chi lavora nell'agricoltura (+2,8%) e nel comparto delle telecomunicazioni (+1,7%). Retribuzioni invece ferme, con variazioni annue pari a zero, nei settori dell'energia elettrica e gas, nel commercio e nelle farmacie private. Quanto alla copertura contrattuale, alla fine di giugno 2019 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano 7,2 milioni di dipendenti (58,0% del totale) e corrispondono al 55,8% del monte retributivo osservato. Ciò a fronte di 45 contratti in attesa di rinnovo, relativi a circa 5,2 milioni di dipendenti (42,0%), in aumento rispetto al mese precedente (39,2%). L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto, rileva infine l'Istat, è in media di 15,8 mesi.
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