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Pulizia nelle scuole, l'internalizzazione promessa dal Governo giallo-verde comincia a far acqua da tutte le parti. La protesta di Usb punta il dito contro gli ostacoli che sta frapponendo la Cgil
Come mai un sindacato, come la Cgil, che ha firmato vere e proprie pagine nere dell'esternalizzazione degli appalti delle pulizie nelle scuole, ora che il Governo vuole cambiare rotta sta frapponendo mille ostacoli ritirando fuori il vecchio e intramontabile slogan del "tutti dentro"? La polemica è riesplosa di nuovo in questi giorni tra un tavolo di confronto al ministero dell'Istruzione e il conto alla rovescia che traguarda il primo gennaio del 2020, data tanto attesa da migliaia di lavoratori attualmente in mano, letteralmente, a coop e consorzi di coop senza scrupoli che li hanno, altrettanto letteralmente, affamati e sfruttati, Tanto per ricordare la vicenda delle centinaia di lavoratori del "Lotto 5", nella regione Lazio, che per anni non hanno visto mezza busta paga grazie al conteggio-farsa della banca delle ore: una trappola anche questa firmata da Cgil, Cisl e Uil.
Ma andiamo con ordine. Il governo Giallo-Verde nell'ultima legge finanziaria ha previsto l'internalizzazione di circa dodicimila lavoratori delle pulizie. Uno sbocco inevitabile considerando che, come in tutte le false privatizzazioni, la spesa cominciava ad essere del tutto ragguardevole, intorno al miliardo (composto da risorse di varia provenienza: Miur, per gli appalti; ministero Lavoro per "Scuole belle"; ammortizzatori sociali), e di quelle risorse ai lavoratori non solo andavano le briciole ma ormai, tra anzianità di servizio e appalti al ribasso e debiti con le banche la cosiddetta "gestione imprenditoriale" mostrava la corda.
Dal mese di luglio si sarebbe dovuto mettere mano al cosiddetto regolamento per l'approdo di circa 11.500 lavoratori. I tempi non sono stati rispettati. Anzi, per tutta risposta il Miur, invitato da Cgil, Cisl e Uil al confronto si è presentato senza una stima reale sulla platea degli aventi diritto. E' stata la Cgil a chiedere l'incontro agitando la bandierina del "tutti dentro", ovvero circa 18mila lavoratori. Va detto che negli anni, grazie al regime di privatizzazione sottoscritto dai sindacati confederali, la platea dei lavoratori degli appalti si è andata ingrossando. E quindi ai Lavoratori socialmente utili, che rappresentano il nucleo storico e anche quelli più danneggiati dallla dismissione operata dalla mano pubblica, se ne sono aggiunti altri. Ora, se da una parte non esce il decreto per avviare la fase del bando e quindi assicurare ai dodicimila circa di tornare ad essere lavvoratori pubblici e, dall'altra, Cgil, Cisl e Uil insistono in una linea sindacale che di fatto sta mettendo degli ostacoli affinché questo processo si compia, rischia di saltare tutto. Il Governo è stato molto chiaro su chi ha diritto ad entrare nell'internalizzazione, ovvero chi ha dieci anni di anzianità. 
L'accusa di Usb, che in questi anni ha sostenuto le lotte dei lavoratori per l'internalizzazione, è diretta: "E’ noto a tutti che Cgil, Cisl e Uil non hanno mai voluto e lottato per il processo di internalizzazione del servizio e la conseguente assunzione ATA dei lavoratori ex lsu e storici della scuola - si legge in un comunicato - non vorremmo quindi che questo susseguirsi di note sindacali mirino a ritardare la pubblicazione del decreto e magari, cosa ancora più grave, a non permettere la soluzione finale di questo incubo degli appalti che sta tenendo sotto scacco 12.000 lavoratori, costretti a subire banca ore negativa, ritardati pagamenti degli stipendi, trasferimenti selvaggi, lavori di decoro, aumenti spropositati dei carichi di lavoro e tanto, tanto altro ancora".
C'è da dire che parole più chiare sulla necessità di fare "presto e bene" nel percorso dell'internalizzazione sono state spese dalla Uil. Del resto a leggere bene i documenti della Cgil si fa difficoltà a reperire un passaggio chiaro e definitivo sulla centralitià dell'internalizzazione. La situazione è davvero paradossale. E ci sarà da tifare per il Governo che una volta tanto ha deciso di fare una cosa a favore dei lavoratori. 

Intanto, al calvario dei lavoratori del "Lotto 5" si è aggiunto quello degli addetti del "Lotto 6", alcune province della Campania. Nonostante abbiano lavorato regolarmente, si trovano ogni mese di fronte alla stessa litania di Manital: "Non ci sono i soldi". Come si fa a far fronte a pagamenti di mutui, affitti, utenze e all’acquisto di generi alimentari per le loro famiiglie? Non sono pochi coloro che hanno già prosciugato i risparmi loro e quelli dei parenti. Il ricatto è chiaro: se ti licenzi non ci sono nemmeno i soldi della liquidazione. E quindi i lavoratori del "Lotto 5" e del "Lotto 6" vanno a lavorare praticamente gratis da mesi. Ovviamente la Cgil su questa questione ha speso solo parole di convenienza. Quella maledettissima norma sulla "banca delle ore" consente alle aziende di avere il coltello dalla parte del manico e di contabilizzare le ore non lavorate degli appalti "Scuole belle" accantonandole e non retribuendole. 
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