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"Appalti e sicurezza sul lavoro siamo ancora all'anno zero". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Il 2019 sarà un anno che ricorderemo a lungo per la lunga scia di infortuni e di morti sul lavoro , Ma le cifre reali del fenomeno sono maggiori di quanto riportino le statistiche ufficiali, nel paese del lavoro nero molti infortuni non sono denunciati per paura di ritorsione, per semplice ricatto o perfino timore di mettere in difficoltà il datore che ti sfrutta. Se poi sei un migrante senza permesso di lavoro hai ancora meno diritti, la paga puo' scendere a 2\3 euro all'ora e le condizioni lavorative all'insegna della disumanità, dai pochi euro percepiti devi detrarre il compenso al caporale di turno. Non parliamo dell'Italia del dopo guerra ma quanto vi abbiamo descritto avviene sotto i nostri occhi mentre in Parlamento si discute di ben altro, per esempio di una Legge Finanziaria da costruire per riconquistare spazi elettorali e soprattutto nel rispetto dei dettami della Ue.

Sovente abbiamo parlato della legalità a senso unico, i paladini della legalità imposta agli ultimi sono assai arrendevoli quando si tratta di imporre il rispetto delle regole a chi inquina, distrugge l'ambiente e semina morte e distruzione nei territori. Lo stesso discorso vale per il mondo del lavoro, con normative spesso scritte male, anzi ad arte per giustificarne parziali applicazioni.

Esistono poi luoghi comuni come quello secondo cui le tecnologie sarebbero indispensabili per combattere la insicurezza nei luoghi di lavoro, una asserzione che lascia perplessi perchè dimentica i rischi connessi alla robotica, allo smart working e al tecnostress.

C'è poi la grande questione dimenticata, ossia gli appalti al ribasso, i processi di esternalizzazione e le condizioni in cui operano ormai milioni di lavoratori e lavoratrici, per lo piu' precari, sottopagati e senza reali tutele.

Da troppi anni assistiamo a gare di appalto al ribasso, si premia l'offerta economicamente vantaggiosa nel rispetto della cosiddetta legalità, quella legalità che ogni giorno giustifica e favorisce i bassi salari, la parziale applicazione delle normative in materia di salute e sicurezza.

Parliamo di una forza lavoro spesso invisibile con contratti sfavorevoli e part time, contratti che ad ogni cambio di appalto subiscono riduzioni contrattuali e perdite economiche.,

E' cosa risaputa che nelle offerte di gara si possa valutare l'offerta tecnica e quella economica non premiando necessariamente il massimo ribasso ma allo stesso tempo per aggiudicarsi una gara l'offerta economica deve subire una forte contrazione che poi determina automaticamente perdita di ore, di posti di lavoro e minori servizi.

Siamo arrivati al paradosso di giustificare la perdita di posti di lavoro nel nome della libera concorrenza, dell'autonomia di impresa e delle normative europee.

Ogni giorno incontriamo enti pubblici che aggiudicano gli appalti al ribasso, il ribasso non sarà massimo ma sicuramente cospicuo, si aggiudicano gare con importi ridotti, a farne le spese saranno le lavoratrici degli appalti e quanti avranno meno servizi, ossia i cittadini e i lavoratori degli enti pubblici.

Emblematiche le gare di pulizie, aggiudicarle con meno soldi e maggiori servizi richiesti significa avere ospedali meno puliti e con la sanificazione a rischio, tutto cio' comporta il rischio di contrarre malattie in cliniche dove invece le pulizie e l'igiene dovrebbero essere una priorità non piegata a logiche di bilancio.

E parliamo di un argomento di grande attualità come dimostra il diffondersi di batteri che devono essere debellati a ogni costo rappresentando un rischio reale per la salute dei pazienti.
Analogo discorso vale per le pulizie nelle scuole o negli asili nido, spesso il personale va oltre l'orario prestabilito, senza per altro percepire un euro in piu', per mero senso di responsabilità ed etica professionale, quell'etica che tuttavia stride invece con la riduzione dei costi degli appalti.

Una recentissima sentenza del Consiglio di stato, la n. 5243\2019 , entra nel merito della cosiddetta clausola sociale, parliamo della norma che prevede il riassorbimento di personale nei cambi di appalto. ossia l' art. 50 del decreto 50/2016. Ma il diritto alla conservazione del posto viene anche stabilito da alcuni contratti nazionali, per esempio il multiservizi largamente utilizzato negli appalti di pulizie, eppure legge e contratti non salvano l'occupazione perchè il diritto a conservare il posto è astratto e non concreto.

Quello che viene taciuto è invece la prevalenza delle ragioni che animano la libertà di impresa e di concorrenza sui diritti reali, dalla conservazione del posto alle medesime condizioni alla tutela della forza lavoro in materia di salute e sicurezza scongiurando aumenti dei carichi di lavoro, il deterioramento delle condizioni di vita.

Il diritto ormai privilegia la autonomia di impresa e il primato della concorrenza, se esistesse l'obbligo di salvaguardare i contratti in essere nei cambi di appalto si verificherebbe una situazione dai giuristi giudicata lesiva degli interessi di impresa, anzi molte imprese, o cooperative, sarebbero impossibilitate a partecipare a bandi di gara correndo l'obbligo di tutelare i posti di lavoro e i salari preesistenti.

Un altro aspetto da non sottovalutare è legato alla liberalizzazione dei trasporti con il variegato mondo dell'handling ove sarà possibile vincere un appalto rinunciando ad assumere la forza lavoro già presente, forza lavoro magari che nel corso degli anni ha conquistato diritti, contratti di secondo livello e normative di sicurezza rispettose della loro salute. Tutto cio' potrebbe avvenire, ancora una volta, nel rispetto della legalità, se poi dei lavoratori dovessero bloccare gli areoporti sarebbero tutti passibili di denunce ed arresto. Siamo quindi in presenza del rovesciamento della verità, chi rivendica diritti è ormai dalla parte del torto.

Il diritto si trasforma cosi' in barbarie e le vittime diventano le classi sociali piu' subalterne.

Il diritto comunitario è funzionale alla tutela della impresa ma ormai lesivo dei diritti della forza lavoro, si cita la Costituzione italiana per giustificare l'autonomia di impresa ma non per corrispondere equi salari alla forza lavoro

La sentenza sopra menzionata stabilisce che la clausola sociale sia interpretata solo in maniera subalterna alle logiche di impresa, alla fine le aziend , o cooperative, nei cambi di appalto, hanno piena libertà di azione anche a discapito delle lavoratrici e dei lavoratori. La ditta subentrante potrà quindi cambiare degli assetti organizzativi e cosi' tagliare posti di lavoro e ore, basta solo dimostrare la esistenza della nuova organizzazione di impresa.

Ma che ne sarà dei lavoratori e delle lavoratrici? Se non troveranno spazio nell' organigramma dell' appaltatore subentrante , se non sarà possibile impiegare loro in altri appalti, dovranno farsene una ragione, ci saranno i pochi ammortizzatori sociali rimasti ma nessuna certezza di essere assunti alle stesse condizioni e anche a tempo indeterminato pur con riduzioni oraria. Insomma non ci sono piu' automatismi salariali e contrattuali a tutela della forza lavoro, regna incontrastata la sovranità del profitto.

Chiudiamo sul rispetto dei dettami dell'autorità anticorruzione. Negli ultimi mesi il sistema dei controlli è stato indebolito come ridotti risultano i controlli dell'Inail e della Asl in materia di sicurezza per molteplici ragioni, non ultima la carenza di ispettori preposti ai controlli. Aumentano cosi' lavoro nero, infortuni e morti sul lavoro, sono perfino in crescita i fenomeni di caporalato. Non basta redigere dei bandi nel rispetto dei dettami Anac, se questi bandi portano poi a gare di appalto che tagliano ore e salario. Chi si cela dietro all'anticorruzione non muove foglia contro i grandi fenomeni corruttivi, non ha fatto nulla quando si trattava di riscrivere il codice degli appalti, evita di imporre regole e clausole sociali per non disturbare i tranquilli sonni padronali.

Sovente si invocano le autorità anticorruzione per costruire bandi con un mix di offerta tecnica ed economica che non privilegia il massimo ribasso ma autorizza comunque offerte con forti riduzioni . Tutto cio' avviene nel rispetto della legalità ma una legalità declinata solo a uso e consumo delle imprese che legalmente potranno corrispondere meno ore, ridurre gli organici e i servizi erogati. Questa legalità privilegia i piu' forti e non quanti sono in condizioni di oggettiva debolezza. è la legalità a senso unico senza giustizia sociale e tutele effettive per le classi sociali subalterne. La legalità, come scritto sopra, fatta valere per gli ultimi ma non per i primi.

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