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Incidenti sul lavoro, sempre meno le ispezioni. E quelle poche che si fanno dicono che le irregolarità delle aziende aumentano
La situazione della sicurezza sul lavoro sta diventando sempre più preoccupante. Nonostante, infatti, tutti gli indicatori macroeconomici (in particolare produzione ed occupazione) descrivano una fase di stagnazione se non di potenziale recessione per la congiuntura nazionale, non accenna ad arrestarsi la sequenza di lavoratrici e lavoratori infortunati e morti che ogni giorno insanguinano fabbriche, cantieri, strade e campagne del Belpaese. L’opinione pubblica si mostra sconcertata e da più parti si chiede alle Istituzioni di intervenire con la massima decisione ed urgenza. È indispensabile, infatti, un cambio di rotta repentino nelle politiche a sostegno dell’integrità dei lavoratori e della dignità del lavoro stesso. Urgono investimenti di adeguate risorse per la diffusione della cultura della sicurezza, attraverso un percorso organico ed efficace, di informazione e di formazione; urge un programma concreto e sostanzioso di investimenti ed incentivi per lo svecchiamento di strutture e macchinari obsoleti che consentano di operare con strumenti tecnologicamente avanzati e di assoluta sicurezza per i lavoratori. Urge, infine, un massiccio e capillare rafforzamento delle ispezioni e dei controlli in merito al rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza sul lavoro. Su quest’ultimo punto, che rappresenta un aspetto nodale dell’auspicato percorso virtuoso, sembra invece che l’impegno anziché aumentare si stia ulteriormente affievolendo.

Nel Rapporto presentato pochi giorni fa dall’I.N.L. (Ispettorato Nazionale del Lavoro) relativo al primo semestre 2019, risulta infatti che il numero delle ispezioni effettuate in azienda è diminuito del 9% rispetto allo stesso periodo del 2018, quando erano state circa 88.000. “Eppure – affermano dall’I.N.L. – pur a fronte di un minor volume di ispezioni, consentito dalle risorse disponibili, gli indici di efficacia dell’attività di vigilanza risultano crescenti a confronto di quelli del corrispondente periodo dello scorso anno”. Ed infatti, il tasso delle irregolarità riscontrate presso le imprese controllate è salito di 3 punti percentuali (dal 69% al 72% dei casi) come pure del 7,7% è aumentato il numero delle posizioni lavorative risultate irregolari (dalle 77.222 del 2018 alle attuali 83.191). Il numero dei lavoratori riscontrati completamente “in nero” è cresciuto del 14% (da 20.398 a 23.300 unità), mentre è più che raddoppiato (da 5.161 a 10.454) il numero dei lavoratori soggetti a forme di appalto e somministrazione illeciti. Le indagini svolte sul fronte della lotta al “caporalato” hanno altresì portato alla denuncia di 263 persone – 59 delle quali in stato d’arresto –, più del triplo rispetto alle 80 denunce dell’omologo periodo 2018 e con una incidenza del fenomeno che si è confermata prevalente (147 denunce, oltre la metà del totale) nel settore agricolo.
In sensibile aumento sono anche i recuperi contributivi risultanti dall’attività di vigilanza previdenziale e assicurativa, con un ammontare di circa 530 milioni di euro, superiore del 43% rispetto ai 351 milioni del primo semestre del 2018. Nella loro estrema sintesi, i dati riportati rendono chiara la misura della professionalità e dell’impegno con cui gli organi ispettivi si adoperano nel presidio del territorio a tutela dei diritti dei lavoratori ma indicano, al tempo stesso, come il Paese non possa permettersi di risparmiare su uno strumento di indagine e controllo che si sta rivelando così efficace ed irrinunciabile per la tutela dei lavoratori.
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