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Morti sul lavoro, Comitato difesa della salute: "Non è mai una fatalità. A Milano per il profitto sacrificano la sicurezza"
"La morte sul lavoro e di malattia professionale non è mai una fatalità". Così in una nota in cui esprime "solidarietà alla famiglia del lavoratore assassinato", il Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio, a proposito della morte di un operaio di 42 anni, ieri nel cantiere della M4 a Milano.
"Ora si aprirà l'ennesima inchiesta giudiziaria e già si parla di tragica fatalità. In realtà la causa principale degli infortuni e dei morti sul lavoro dipende dal fatto che i padroni per massimizzare i profitti risparmiano anche i pochi euro che sarebbero necessari per la sicurezza dei lavoratori".
E ancora: "L'aumento dello sfruttamento, il peggioramento delle condizioni di lavoro, il ricatto padronale, la mancanza di adeguate dotazioni di dispositivi di protezione individuali e collettive sono la causa principale degli infortuni, delle malattie professionali e dei crimini compiuti dai padroni sui posti di lavoro. La morte sul lavoro e di malattia professionale non è mai una fatalità". Poi concludono: "Contro la monetizzazione della salute e della vita umana, affermiamo la parola d'ordine che abbiamo sempre sostenuto in fabbrica e nel territorio con le lotte: ‘La salute non si paga, la nocività si elimina’"
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