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"Ma alla salute dei lavoratori chi ci pensa?". Intervento di Federico Giusti
In queste ore si sono svegliati perfino i sindacati confederali sotto la spinta delle Rsu e di fronte agli scioperi spontanei organizzati anche dai sindacati di base (e dalla FLMU Cub che ha indetto sciopero nazionale)

Si sono accorti che la situazione è drammatica e in molte fabbriche e magazzini gli operai e i facchini sono terrorizzati anche a fronte di alcuni contagi da Coronavirus che hanno costretto a interventi di sanificazione, interventi arrivati tuttavia con grande ritardo.

Confindustria e il Sole 24 Ore confermano che la produzione puo' proseguire nonostante l’emergenza coronavirus, pur nel rispetto delle direttive del Dpcm dell’11 marzo.

I datori sono obbligati ad adottare misure e cautele ma è innegabile che sarà quasi impossibile tutelare la sicurezza mantenendo la produzione e la presenza ravvicinata di operai. E le indicazioni per utilizzare lo smart working non si addicono a gran parte dei posti di lavoro, basti pensare che numerose realtà sono abbandonate al loro destino, devono decidere se chiudere e mandare tutti a casa o mantenere aperto con tutti i rischi del caso.

Il Governo sta preparando un Decreto che dovrà considerare tutte le realtà, subordinate e autonome, colpite da questo autentico tsunami.

A parte la Pubblica amministrazione non esiste alcun obbligo del datore di lavoro privato nella adozione di smart working nè viene richiamato a riorganizzare le modalità produttive e gestionali in altro modo.
L' articolo 2087 del Codice civile in teoria impone all’imprenditore la tutela della integrità fisica dei lavoratori, sarà difficile poi dimostrare, in caso di contagio, che la malattia sia stata contratta nei luoghi di lavoro. Scenari futuri non certo attuali perchè il dovere di tutti, oggi, è quello di chiudere le realtà produttive ove non sia possibile salvaguardare la salute e la sicurezza, al contrario vediamo invece atteggiamenti confusi, titubanze varie .
In questi giorni mancano perfino gli aggiornamenti del documento di valutazione dei rischi, si crea confusione tra le competenze suddivise tra Stato e Regioni.

La confusione regna sovrana perfino sui servizi essenziali pubblici da garantire sempre e comunque, il Dpcm dell’11 marzo raccomanda la sospensione delle atività nei reparti aziendali che non saranno indispensabili alla produzione , si raccoamanda di usufruire dei permessi , dei congedi e dei Rol

Ma a nostro avviso sarebbe necessario adottare non tanto protocolli di sicurezza anti-contagio ma di prevenire in tempo con la chiusura delle aziende almeno per alcuni giorni.

In questo momento la Pubblica amministrazione e il privato scontano i ritardi tecnologici, anni di delocalizzazione e di tagli hanno prodotto l'attuale situazione.

Nei tempi del contagio i nodi vengono al pettine e si capisce quanto criminale sia stato risparmiare sulla sanità pubblica, martoriata da anni di tagli e di riduzione di spesa\degli organici.

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