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Giornata mondiale dell'infermiere, Cgil: "Celebrati ma non valorizzati"
"Pochi, spesso precari, con scarse retribuzioni e con contratti scaduti da anni nel privato", ovvero "celebrati ma non valorizzati". Queste le condizioni degli infermieri e delle infermiere nel nostro Paese. A fornire il quadro è la Funzione Pubblica Cgil che oggi, in occasione della Giornata internazionale, ha organizzato una diretta Facebook, sulla pagina @fpcgilsanita, dove, in collegamento diretto dagli ospedali, si ascolteranno le testimonianze di chi lavora in corsia. "La retribuzione media del personale sanitario del comparto, esclusi i dirigenti, è di 33.317 euro annuo - ricorda la Fp Cgil - mentre la diminuzione del personale in sanità, tra il 2009 e 2018, è stata di 44 mila unità. E intanto il personale invecchia, con un'età media di 50,7 anni". In Italia ci sono molti meno infermieri rispetto alla media Ocse, "i precari sono circa 35 mila" e la stima della Cgil, in questo periodo di pandemia Covid, "è di un fabbisogno che supera le 60 mila unità tentando conto dei pensionamenti e quota 100". Le cose nel settore privato sono ancora più drammatiche. "Ci sono poi circa 40 mila infermieri della sanità privata - osserva Serena Sorrentino, segretario FP Cgil Funzione Pubblica - che da oltre 13 anni aspettano il rinnovo del contratto nazionale e che si preparano allo sciopero nazionale". Quegli stessi lavoratori aggrediti nei pronto soccorso a fine dello scorso anno, ricorda ancora Sorrentino, "per i quali promuovevamo le campagne per lo stop alle aggressioni, oggi finalmente sono applauditi", per lo sforzo e l'abnegazione dimostrata con l'emergenza coronavirus. Ma non basta. "Bisogna essere coerenti con l'affermazione 'che ci si prende cura di chi ci cura'". Pertanto, conclude la sindacalista, "o si apre il confronto su come si danno risposte ai lavoratori della Sanità o siamo pronti a proseguire la mobilitazione che non abbiamo dismesso neanche nell'emergenza pandemica".
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