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Malattie e morti da Amianto, ancora una sentenza assolutoria. I giudici di Ravenna perfezionano addirittura la formula: "Non aver commesso il fatto"
La sentenza di primo grado, comprese assoluzioni, prescrizioni e l'unica condanna per un caso di lesioni colpose da amianto, è stata in buona sostanza confermata eccetto che per la formula usata per le assoluzioni. Così, dopo circa tre ore di camera di consiglio, ha deciso lo scorso 25 maggio la Corte d'Appello di Bologna sul più grande procedimento per contestate malattie e morti da amianto per il petrolchimico di Ravenna.

In particolare, secondo quanto precisato dal Resto del Carlino, le assoluzioni in primo grado pronunciate "perché il fatto non sussiste", sono diventare ora "per non avere commesso il fatto". Per spiegare, la Corte si è data 90 giorni di tempo. Contro la sentenza di primo grado, avevano presentato ricorso praticamente tutti: la Procura, diverse parti civili e la maggioranza degli imputati: 17 erano stati quelli convocati a metà ottobre 2018 davanti alla Corte d'appello bolognese.

 Per la stessa udienza, erano state convocate 95 parte civili tra malati da patologie ricondotte dall'accusa all'esposizione da amianto ed eredi di operai o loro familiari morti sempre per amianto. L'unica condanna per sei imputati, fa riferimento a un lavoratore 78enne ammalatosi di asbestosi, malattia correlata a dosi medio-alte di esposizione. Per quanto riguarda il disastro ambientale, il giudice di primo grado aveva precisato che non c'era prova di "un'immissione di amianto su vasta scala e per decenni" tale da "cagionare pericolo per l'incolumità pubblica". L'inchiesta era scattata nel 2009 e abbracciava un arco di tempo tra gli anni '60 e la fine del 2012 interessando 28 isole produttive del polo chimico ravennate (ex Anic). In principio grazie ai dati Inail, erano state individuate 78 potenziali parti offese: per lo più operai ammalati o familiari di deceduti; nella lista anche la moglie di un lavoratore: morta - si leggeva nel capo d'imputazione - dopo avere lavato le tute del marito impregnate di polveri d'amianto. Per 32 posizioni già in udienza preliminare era stata dichiarata la prescrizione. Il 24 novembre 2016 il giudice ravennate Milena Zavatti aveva dichiarato il non doversi procedere, sempre per intervenuta prescrizione per le lesioni colpose rimediate da altri 11 operai affetti per lo più da placche pleuriche.
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