Venerdì 23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento 18:13
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
"Le mosche cocchiere dei licenziamenti. Sul blocco la sfida dei prossimi mesi". Il Domenicale di Controlacrisi, a cura di Federico Giusti
Nonostante il divieto di licenziamento in Italia, rispetto a Francia e Germania, i posti di lavoro sono in vistosa perdita nell'ultimo anno da qui la inutilità del divieto dei licenziamenti collettivi.

E' la bizzarra conclusione a cui giunge l'osservatorio di Carlo Cottarelli dimenticando che la perdita di posti di lavoro in Italia è il risultato di ben altre politiche .

Se l'occupazione è in crisi la responsabilità va cercata altrove ossia nei vizi endemici e strutturali del capitalismo italiano, nei numeri chiusi in alcune facoltà, nel disinvestimento del pubblico operato per un trentennio, nella ricerca di abbattere il costo del lavoro (delocalizzando produzioni) che ha portato le aziende italiane a non investire in ricerca e tecnologie innovative, nelle politiche di austerità che hanno mortificato investimenti e domanda.

E' fin troppo facile prendersela con il blocco dei licenziamenti facendo credere che un suo eventuale ripristino non porterebbe danni al sistema produttivo, anzi sarebbe auspicabile e da sostenere.

Si dimentica che con l'arrivo dei licenziamenti collettivi molti appaltatori potrebbero trovarsi nella condizione di licenziare migliaia di lavoratori e lavoratrici perchè nel frattempo i budget di spesa saranno stati ridotti e le condizioni degli appalti rivisti al ribasso.

Men che mai si affrontano le problematiche sociali derivanti da licenziamenti di massa, in questi giorni alcune realtà produttive sono attraversate da scioperi perchè dopo i picchi produttivi si è fatto ricorso alla cassa integrazione, ebbene se fossero possibili i licenziamenti collettivi immaginatevi quali sarebbero gli scenari possibili.

Guarda caso si punta il dito verso i paesi Mediterranei, quelli usciti con le ossa rotte dalle politiche di austerità accumulando ritardi rispetto a Francia e Germania.

La soluzione greca torna ad essere ancora una volta la soluzione del problema, lacrime e sangue , privatizzazioni, smantellamento dei settori pubblici, licenziamenti collettivi giustificati con la necessità di far ripartire l'economia.

Se in Italia o in Spagna o in Grecia si perdono piu' posti di lavoro la causa va ricercata nella debolezza di queste economie e non nelle legislazioni in materia di lavoro, la protezione sociale è uno strumento necessario nelle economie piu' deboli che con la perdita della sovranità monetaria hanno perso competitività e risultano oggi arretrate rispetto ai paesi del centro e nord Europa.

E restituire alla classe padronale la libertà di licenziamento sarebbe ancora piu' dannoso visto che di danni ne hanno già fatti tanti negli anni del neoliberismo

La perdita dei posti di lavoro riguarda soprattutto lavoratori stagionali e a tempo determinato che poi sono sempre piu' numerosi nelle economie deboli dopo l'ubriacatura della precarietà

Sono infatti le partite iva e i tempi determinati a segnare la perdita occupazionale in Italia, Grecis a Spagna con la crisi del settore turismo bloccato dalla pandemia e dai gravissimi ritardi nelle vaccinazioni.

Si dice che il blocco dei licenziamenti avrebbe bloccato le uscite dal mondo del lavoro, immaginiamoci allora con i licenziamenti quali dati registreremmo in materia occupazionale

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi