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Prato, storie di sfruttamento bestiale in una ditta che confeziona abiti. Arrestati due imprenditori cinesi. Gli alloggi presso una casa-dormitorio fatiscente
Due imprenditori cinesi agli arresti domiciliari e un terzo sottoposto a divieto di dimora a Prato dopo un'indagine durata oltre 10 mesi della polizia su una ditta di confezione di abiti dove veniva sfruttata la manodopera. In particolare l'azienda impiegava uomini bengalesi e pachistani, clandestini, circa 30 lavoratori (tra loro pure un afgano ed un cinese) che erano in condizioni di bisogno. "Lavoravano in condizioni disumane - ha spiegato in una conferenza stampa il procuratore di Prato Giuseppe Nicolosi - E' una situazione che fa emergere una umanità dolente". Secondo quanto accertato, nella ditta c'era un prestanome, e due imprenditori che nei fatti dirigevano la ditta: sono questi due gli indagati finiti ai domiciliari in base a un'ordinanza del gip. L'azienda, nella zona di Galciana, è stata posta sotto sequestro. Sigilli anche a 100 macchinari.
Gli operai, hanno spiegato gli investigatori, lavoravano sette giorni su sette per 12-14 ore al giorno. Nei pressi dell'azienda alloggiavano in una casa-dormitorio in condizioni fatiscenti. Gli indagati sono accusati di sfruttamento lavorativo e immigrazione clandestina, secondo l'articolo 602 bis, che colpisce i proprietari della ditta in cui si verifica lo sfrutamento. Secondo gli accertamenti gli operai hanno dovuto lavorare anche durante i periodi di lockdown senza interruzioni. Inoltre un sequestro preventivo di 250 mila euro è scattato verso la proprietà cinese per i mancati versamenti degli oneri previdenziali.
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