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Maroni. La stretta sul web in stile cinese rimandata al prossimo Cdm

di Alessandro Ambrosin

ROMA - E' ancora bufera sul ddl proposto dal ministro Roberto Maroni che introduce limitazioni alle manifestazioni e alla divulgazione attraverso lo strumento di internet. Oggi lo stesso esponente della Lega ha letto una relazione in Consiglio dei Ministri ed ha rinviato la discussione al prossimo incontro di Palazzo Chigi. Tuttavia ci sono degli aggiustamenti da apportare.

 

Uno di questi, nel quale si tenta di trovare una formula che non sia  punitiva » in modo indiscriminato, ma colpisca solo gli autori del reato,  riguarda la possibilità dell'autorità giudiziaria di ordinare l'oscuramento dei contenuti di siti in cui venga ravvisata istigazione a delinquere o apologia di reato. L'altro aspetto riguarda l'introduzione del reato di impedimento o turbativa di manifestazioni. Ci sarebbero, infatti,  sempre secondo quanto appreso dalle fonti governative, alcuni ministri, tra i quali quello della Difesa, Ignazio La Russa, che puntano a soluzioni repressive contro chi disturba cortei o sit in. Insomma basterebbe un fischio o uno slogan troppo polemico per far scattare la punibilità del reato. Altri esponenti, invece, sono dell'avviso di delimitare meglio la norma e colpire con più durezza e incisività solo le manifestazioni violente di dissenso.

Tuttavia c'è chi crede fermamente che il governo, proprio sfruttando il folle gesto di una persona psicolabile, abbia tutta l'intenzione di mettere il bavaglio al web e quindi di limitarne la diffusione di notizie e opinioni.
Per il  presidente del Senato Renato Schifani,  è necessario "fare qualcosa per evitare che sui siti internet ci siano veri e propri inni alla violenza" attraverso una legge e non un decreto. Ma la seconda carica dello Stato si è spinto oltre, arrivando addirittura a definire Facebook, con i suoi inni all'istigazione e alla violenza, molto più pericoloso dei gruppi extraparlamentari degli anno '70.

Resta tuttavia un quesito. Se servono delle regole per evitare l'istigazione a delinquere via web perchè si è deciso di intervenire drasticamente solo adesso, quando già nella legislazione vigente esitono gli strumenti per perseguire i reati a cui Maroni fa riferimento?

Su Facebook, il social network che conta oltre 350 milioni di utenti, già prima dell'aggressione al presidente del Consiglio comparivano dei siti in odore di reato. Basta pensare all'inquietante giochetto  lanciato da Renzo Bossi, figlio del leader del Carroccio che inneggiava alla violenza sui clandestini, prendendo di mira le imbarcazioni di migranti che fuggivano da situazioni insostenibili. Insomma su Facebook grazie alle camice verdi si giocava a "Salta il clandestino", mentre nel Mediterraneo centinaia di persone perdevano la loro vita. Nessuno però si è indignato. E nessuno è intervenuto a proposito dei tanti gruppi  presenti su Facebook che fanno apologia al fascismo. Eppure stiamo parlando di un reato gravissimo.

Indubbio che questo provvedimento al vaglio del Consiglio dei ministri, ha il sapore di un vero e proprio atto censorio da parte del governo. Questa mattina un gruppo di persone si è ritrovata davanti a Montecitorio per dissentire dal ddl. "Bavaglio Internet, no grazie" recitava lo slogan apparso sullo striscione della manifestazione organizzata dai Verdi, alla quale hanno partecipato anche il segretario dei Radicali Mario Staderini, Giuseppe Giulietti e Federico Orlando, portavoce e presidente di Art. 21. "Con il pretesto dell'aggressione al presidente del Consiglio si vuole limitare la democrazia, oggi è a rischio la libertà del web - ha commentato Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi -. Diciamo no alla censura di chi vuole mettere dei filtri a Internet come accade in Cina e in Iran, questa svolta autoritaria preoccupa ed è giusto reagire". E ancora "sono a rischio centinaia di web-tv e di siti che trasmettono in live streaming, che il governo vuole controllare. Questa svolta autoritaria la dice su come il governo vuole gestire l'informazione, si vuole arrivare ad un pensiero unico".

Sulla questione si è espresso anche  il senatore del Partito Democratico Vincenzo Vita che definisce la repressione e il condizionamento della rete avanzato dal governo profondamente sbagliato.
Dello stesso parere anche Beppe Grillo che dal suo sito condanna il provvedimento di Maroni, definendolo un filtro su internet che alla fine impedirà agli italiani di poter accedere a dei portali web inseriti in una lista nera. "Neppure la Cina ha osato tanto - scrive nel suo blog il celebre comico - .  In un altro Paese un ministro degli Interni incapace di difendere il suo primo ministro si sarebbe dimesso. Lui rilancia alla ricerca di nemici esterni".
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