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I beni confiscati sono cosa nostra

02/12/2009 15:50 | POLITICA - TOSCANA

"Sei andato a scuola? Sai contare?" - "Come contare?" - "Come contare? 1,2,3,4, sai contare?" - "Si,so contare" - "Sai camminare?" - "So camminare" - "E contare e camminare insieme lo sai fare?" - "Si! Penso di si!" - "Allora forza! Conta e cammina! dai... 1,2,3,4,5,6,7,8..." - "Dove stiamo andando?" - "Forza! Conta e cammina! 95,96,97,98,99, 100......"
... mille, un milione e più di cittadini firmarono la petizione che chiedeva al Parlamento di approvare la legge per l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Un appello raccolto da tutte le forze politiche. Si coronava, così, il sogno di chi, a cominciare da Pio La Torre, aveva pagato con la propria vita l'impegno per sottrarre ai clan le ricchezze accumulate illegalmente.
Oggi quell'impegno rischia di essere tradito. Un emendamento introdotto in Senato alla legge finanziaria, infatti, prevede la vendita dei beni confiscati che non si riescono a destinare entro tre o sei mesi. E' facile immaginare, grazie alle note capacità delle organizzazioni mafiose di mascherare la loro presenza, chi si farà avanti per comprare ville, case e terreni appartenuti ai boss e che rappresentavano altrettanti simboli del loro potere, costruito con la violenza, il sangue, i soprusi, fino all'intervento dello Stato. E così, dopo la rimozione della targa in ricordo di Peppino Impastato in una biblioteca da parte di un sindaco leghista, dopo il mancato scioglimento del comune di Fondi per infiltrazioni mafiose, il governo butta giù la maschera e la fa grossa, degna di se stesso: dà la possibilità ai mafiosi di riappropriarsi dei propri beni acquisiti illegalmente, simbolo del loro potere, della loro supremazia.
Molti sono gli appelli, le iniziative che in questo periodo si stanno diffondendo contro questo emendamento inserito nella finanziaria dal governo che stabilisce la possibilità di vendita dei beni confiscati ai mafiosi. Noi vogliamo contribuire a questa mobilitazione invitando tutti i cittadini a firmare, anche nelle nostre sedi, la petizione “Niente regali alle mafie, i beni confiscati sono cosa nostra” su cui Libera si sta impegnando. Non è solo una battaglia ideale, considerato che le organizzazioni mafiose non sono un
fenomeno nel sud d'Italia, ma hanno ramificato i propri interessi finanziari ed economici in tutta il paese, quindi anche in Toscana. Per questo auspichiamo che i Sindaci della nostra provincia rispondano positivamente alla campagna lanciata da Avviso Pubblico e sabato 5 dicembre siano in piazza per raccogliere le firme contro la vendita dei beni confiscati ai mafiosi.
Chiediamo infine a tutte le istituzioni locali, così come ha già fatto la Regione, di opporsi sin da subito a questa legge affinché le proprietà confiscate sul territorio toscano non siano riconsegnate ai vecchi proprietari mafiosi. Confidiamo che i cittadini, il consiglio Provinciale e quelli Comunali sappiano proseguire il cammino intrapreso su quei "cento passi" di legalità.

Luca Barbuti, segretario Prc di Pisa

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