Mercoledì 01 Aprile 2020 - Ultimo aggiornamento 22:20
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
CRAXI - Gli smemorati degli anni Ottanta


di Aldo Garzia (ilManifesto del 30/12/2009)
Il 19 gennaio, decimo anniversario della morte di Bettino Craxi, sono annunciate varie iniziative per ricordarlo. La più importante si svolgerà in Senato. Forse è pronta anche la «riabilitazione» da parte del Quirinale. E intanto fa discutere la proposta di Letizia Moratti, sindaco di Milano, di dedicare al leader socialista un giardino o una piazza nella città simbolo del craxismo imperante negli anni ottanta. Per i nostalgici c'è anche un «pacchetto Hammamet». Organizza la Francorosso di Torino. Volo Tunisair, Hotel Mehari (cinque stelle), pensione completa dal 15 al 17 gennaio, costo 450 euro. Ricordare con più o meno rispetto Craxi non è certo un delitto. Il problema è che siamo in piena «operazione recupero» senza uno straccio di discussione sulla memoria politica italiana. Il giudizio su Craxi oscilla tra considerarlo il capro espiatorio di Tangentopoli o l'artefice di quella degenerazione della Repubblica dei partiti che deflagrò con Mani pulite. Di cosa furono davvero i governi presieduti da Craxi (agosto 1983-aprile 1987) si è persa cognizione, così come del Caf (il patto Craxi, Andreotti, Forlani) che reggeva le sorti d'Italia. Si dice che Craxi tentò di modernizzare l'italia con l'obiettivo di una «grande riforma» istituzionale, rimasta «un inutile abbaiare alla luna» come riconobbe lui stesso, e che fu sconfitto dal conservatorismo che ora i ministri Renato Brunetta e Maurizio Sacconi, eredi della stagione craxiana come del resto Berlusconi, vorrebbero distruggere una volta per tutte. Si dimentica il craxismo come peculiare concezione della politica fondata sulla contrapposizione con il resto della sinistra, a iniziare dal Pci. E si preferisce glissare sul soprannome di «Bokassa» che gli fu affibbiato per indicarne il modo ruvido e imperiale di gestire le cose della politica. Ne fu testimonianza il Congresso di Verona del 1984, dove venne confermato segretario per acclamazione, in una cornice maestosa. In platea c'erano nomi dello spettacolo e del made in Italy ribattezzati da Rino Formica non sospetto di anticraxismo come «nani e ballerine». Ed è quella anche l'occasione dei fischi a Enrico Berlinguer. «Non ho fischiato solo perché non lo so fare», commentò Craxi con i giornalisti. Del craxismo, sarebbe un errore dimenticarlo, fa parte anche il positivo sussulto di autonomia nazionale del 1985, quando il premier Craxi impedì agli aerei Usa di ripartire dalla base di Sigonella in Sicilia con a bordo i palestinesi che avevano sequestrato la nave Achille Lauro. Ma i punti neri della stagione craxiana restano innumerevoli e in maggioranza. Quando il 17 febbraio 1992 è arrestato Mario Chiesa, dirigente socialista e presidente del Pio Albergo Trivulzio a Milano, Craxi pensa di poter archiviare il caso come «l'episodio isolato di un mariuolo». Ma era solo l'inizio della bufera. Tangentopoli non fu una rivoluzione, ma neppure una invenzione. E Craxi non fu certo una meteora come si erano illusi le correnti di destra e di sinistra che lo elessero segretario nei saloni dell'Hotel Midas a Roma il 16 luglio 1976 pensando a un re travicello. E fa ancora discutere, bel paradosso, se i cinque anni passati ad Hammamet debbano essere considerati «latitanza» o «esilio». Il rifiuto a farsi processare in Italia resta uno dei suoi errori politici, si può continuare a dirlo? La posizione più critica, nel vuoto a sinistra che si verifica anche in queste polemiche su riabilitazioni, giardini o piazze, è quella di Antonio Di Pietro. Tocca a lui ricordare che Craxi fu condannato in via definitiva a 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai, oltre che a 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito. Un confronto sul craxismo sarebbe invece utile pure al Pd, per ora silenzioso. Quando Craxi lanciò il progetto di «unità socialista» dopo il 1989 e fece scrivere quelle due parole nel simbolo del Psi, dettò al Pci la via della semplice confluenza. Se non abbiamo in Italia neppure un partito socialista come nel resto d'Europa, chissà che la colpa non sia almeno un po' di Bettino Craxi.
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi