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Roma, caricato corteo pro-migranti


Finisce male il presidio organizzato dalle associazioni antirazziste romane per contestare il ministro Maroni per i fatti di Rosarno. Finisce male perché i circa 400 pacifici manifestanti radunati con striscioni e bandiere, rappresentanti di centri sociali, associazioni, forze politiche (Prc e SeL) Fiom e Sr, non appena hanno provato a premere per avvicinare il Viminale sono stati caricati e inseguiti con inaudita cattiveria dalle forze dell'ordine. Manganelli sulle teste soprattutto, che, evidentemente, danno fastidio. Dei ragazzi sono stati portati via dai loro compagni mentre perdevano copiosamente sangue dalla testa. Eppure era partita in maniera serena, nonostante la pioggia avesse scoraggiato una partecipazione più ampia, una mobilitazione nata grazie ad alcune riunioni fatte proprio mentre si determinavano gli eventi peggiori di Rosarno e lanciata unicamente tramite il passaparola informatico. C'erano anche famiglie con bambini, uomini e donne venuti a testimoniare la loro contranetà alla violenza esercitata nei confronti degli sfruttati dell'agricoltura. Tra le voci raccolte quella di Salvatore Bonadonna del Prc «i braccianti africani a Rosamo hanno raccolto il testimone di quelli stessi che tanti anni fa lottavano nel sud contro le mafie. E' per questo che si risponde oggi come allora con la stessa logica repressiva». Sembrava quindi procedere tutto in maniera tranquilla con giornalisti e troupe televisive che riprendevano i racconti dei tanti ragazzi e ragazze calabresi emigrate a Roma, testimonianze concrete e reali delle condizioni di sfruttamento che si vivono nel Mezzogiorno, ma è bastata la voglia di portare davanti ai palazzi del potere uno striscione che chiedeva meno (in)tolleranza e più diritti ed è partita in maniera assurda la caccia all'uomo. St. Ga.
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