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Il "No B day": un volto plurale e una grossa domanda sul futuro


Un numero speciale di Micromega traccia l'identikit della piazza del 5 dicembre

di Guido Caldiron (Liberazione del 10/10/2010)
«A sette anni dalla grande manifestazione dei "Girotondi", piazza San Giovanni si è di nuovo riempita di uno starordinario popolo che ha chiesto a gran voce legalità, democrazia, rispetto della Costituzione, opposizione dura al regime berlusconiano.
Un mare di cittadini deciso a non delegare ai partiti dell'opposizione la rappresentanza delle proprie istanze e della propria indignazione.
Come riuscire a dare continuità a questa lotta? Di quali forme di organizzazione dovrà dotarsi il movimento nel prossimo futuro? Saprà evitare gli errori che hanno caratterizzato la precedente stagione di lotte?». Si apre con questi interrogativi posti ad alcuni degli organizzatori del "No B day" il numero speciale, quasi una sorta di instant book,realizzato da Micromega (pp. 176, euro 14,00) sul popolo viola e sulla grande manifestazione romana di un mese fa.
La rivista diretta da Paolo Flore d'Arcais compie naturalmente molto di più che un'osservazione partecipante nei confronti di questo fenomeno, di cui si sente in qualche modo parte. Nell'illustrare il senso di questo numero speciale «interamente dedicato alla straordinaria, gigantesca, entusiasmante, commovente manifestazione "viola" del 5 dicembre», Micromega spiega infatti di voler offrire «un contributo di "non mollare!" alla grande forza che quel giorno si è espressa e che continuerà a fare argine in difesa della democrazia in Italia». «Perché - sottolinea l'editoriale che apre la rivista - attualmente solo questo mare di cittadini in piazza sembra essere il soggetto capace di rispondere all'eversione di un establishment che sta riducendo a macerie il nostro paese sotto tutti i profili, morale, istituzionale, culturale, sociale, economico».
Se l'empatia verso il popolo viola è perciò esibita fin dall'inizio, non si deve pensare a una pura celebrazione di un evento che ha comunque - malgrado l'aggessione a Silvio Berlusconi abbia poi catapultato altrove l'intero dibattito politico nazionale - segnato profondamente il clima del paese negli ultimi tempi. Interrogando figure della politica come del giornalismo, da Giorgio Cremaschi ("Questione democratica e questione sociale") a Valentino Parlato e Norma Rangeri ("San Precario e l'ingenuità"), da Furio Colombo ("Strategia del caos") a Luigi De Magistris ("Una nuova alleanza"), da AJessandro Gilioli ("Berlusconi finito nella rete") a Pierfranco Pellizzetti ("Dopo il 5 dicembre: ripensare la democrazia"), per non citare che alcuni degli interventi, Micromega contribuisce in realtà a costruire l'identikit plurale della piazza del "No B day".
Non un solo interprete ma i molti volti che hanno riempito le strade di Roma il 5 dicembre: i colori dei diversi segmenti politici, sindacali, culturali e delle molte storie di vita che hanno deciso quel giorno di manifestare contro Berlusconi.
Le foto a colori scattate durante la manifestazione e l'ampio racconto collettivo "Il mio No B. Day", curato da Emilio Carnevali e Roberto Vignoli, frutto di una selezione delle oltre 250 testimonianze inviate alla rivista, completano l'istantanea di quella giornata.
Nel giorno in cui a Napoli i viola tirano le somme, con la loro prima assemblea nazionale, della mobilitazione in rete che ha poi portato al corteo dell'inizio di dicembre, si possono citare le attese di Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori del "Non B Day" interrogato da Micromega, proprio in vista dell'incontro di oggi: «L'assemblea dovà essere un'occasione per confrontarci non solo con noi stessi, ma con l'universo mondo (...). Dovremmo aprirci al confronto con tutti e lanciare un progetto che permetta al Popolo Viola di mantenersi attivo». Al di là della debolezza dell'opposizione politica italiana di oggi, Mascia sembra guardare agli Usa e all'esempio del movimento online che ha tirato la volata alla vittoria dei democratici: «Se il Popolo Viola dovesse trasformarsi davvero in una cosa come MoveOn, in una grande mobilitazione permanente, se insomma all'orizzonte si intravvedesse un nuovo Obama», in questo caso, si dovrebbe pensare alla «preparazione di una grossa, ulteriore mobilitazione politica che potrebbe anche ricalcare le tracce di quanto successo negli Stati Uniti».
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