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Conflitto di interessi. La madre delle riforme, ma nessuno ne parla

Editoriale di Alessandro Cardulli

Un grido di dolore, ma anche di speranza. Lo lancia Paolo Bonaiuti, sottosegretario della presidenza del Consiglio: «L'Epifania tutte le feste si porta via, ma non vorrei che domani con l'Epifania – afferma - sparissero anche tutti i progetti di dialogo, di confronto, di ricerca delle intese. Devono andare avanti, e per questo mi rivolgo alla sinistra riformista e all'Udc.

La gente vuole le riforme, e le vuole in tempi brevi». Sarebbe utile capire chi  è la “gente” cui la ‘fotocopia venuta male’ di Berlusconi si riferisce e anche quali sono le riforme di cui parla. Perché tutti i sondaggi indicano che gli  italiani  pongono come primo problema da affrontare quello del lavoro e, solo in coda, quasi all’ultimo posto, quello della giustizia.

Come è noto il cammino delle riforme per il capo del governo inizia dopo che il Parlamento ha approvato la sua ‘messa in sicurezza’. Ci sono le leggi ad personam che devono andare in porto entro il mese di gennaio, metà febbraio al più. Questi provvedimenti, ostici per l’opposizione, li vota solo la maggioranza. C’è qualche problema di costituzionalità?

Napolitano potrebbe chiudere un occhio. Non è lui che in ogni intervento, anche nel messaggio di fine anno, parla della necessità delle riforme condivise? Allora sgombrato il campo delle leggi ‘salva premier’ si può ripartire per cambiare il modello di Stato definito nella Costituzione. Si parte dalla “ bozza Violante” per quanto riguarda i problemi istituzionali, gli assetti e il ruolo della Corte Costituzionale, del Consiglio superiore della Magistratura, dell’indipendenza della magistratura, del  rapporto fra esecutivo e parlamento.

Berlusconi come i vecchi dittatori del Sud America

Come è noto il Cavaliere ambisce al potere assoluto, pensa ad una Repubblica presidenziale vecchio stile, tipo dittatura sudamericana. Da alcuni dirigenti del Pd, giungono segnali di fumo. In fondo si parte della bozza Violante. Ma non è stato proprio il segretario dei Democratici a dire che le riforme da fare riguardano il lavoro, l’occupazione, l’ingresso dei giovani, gli ammortizzatori sociali, la garanzia di un salario per chi viene licenziato? Lo stesso Napolitano ha richiamato maggioranza e opposizione a muoversi proprio su questo terreno di riforma. Si è preso anche i rimbrotti di Di Pietro che ha definito “incauto” il discorso di Napolitano a proposito, appunto, delle riforme. Il presidente della  Repubblica non ha bisogno certo di essere difeso. Il suo ruolo gli vieta di dividere gli interlocutori in buoni e cattivi quando si rivolge alle forze politiche.

La disinvoltura di alcuni esponenti del Pd

Meraviglia invece che, con troppa disinvoltura, c’è nel Pd chi è già pronto a mettersi intorno ad un tavolo e discutere a partire dalla bozza Violante, quello che nelle intenzioni di Berlusconi e soci, è il sovvertimento delle istituzione repubblicane. Brunetta che vuole cambiare perfino il primo articolo della nostra  Carta, quello che definisce la Repubblica “fondata sul lavoro”, è un esploratore di un territorio sul quale la destra vuole avanzare. Lo stesso Bonaiuti se la cava con un buffetto sulla guancia del ministro. “Brunetta fa un salto molto in lungo, propone anche di cambiare la prima parte della Costituzione, ma io sono favorevole invece a una politica dei piccoli passi.” Fisicamente impossibile per il ministro fare salti lunghi. Fa proprio piccoli passi verso un obiettivo che il premier vuole realizzare al più presto. Dunque le riforme e quali? Quelle che riguardano le questioni economiche e sociali, certamente cosa che non fa parte dell’agenda della destra che prevede tempi lunghi, minimo uno anno per discutere di ammortizzatori sociali e mercato del lavoro.

Legge sul conflitto d'interessi, la madre di tutte le riforme

In questi ultimi tempi, in particolare dopo la grande manifestazione di Piazza del Popolo a difesa della libertà di informazione, questo tema, il sale della democrazia, è entrato nei sondaggi.

Davvero, pensiamo, si dovrebbe aprire una grande campagna per una riforma sul tema del conflitto di interessi, la madre di tutte le riforme. Non è altra cosa dai provvedimenti che riguardano il lavoro, le questioni sociali. E’ da qui, infatti, dall’intreccio malefico fra potere istituzionale,  potere mediatico e potere economico-imprenditoriale, che nascono i problemi della nostra democrazia. In nessun paese al mondo un capo di governo controlla la gran parte dei media, compresa la tv pubblica. Quando il centrosinistra aveva la maggioranza non fu capace di portare a soluzione il problema. Potrebbe ora, se lo volesse, porla come una grande battaglia di civiltà e di democrazia. E non ci venga qualche bell’anima candida  a dire che siamo antiberlusconiani e che facciamo il suo gioco. Un ritornello, questo, che ha portato il paese allo stato attuale di degrado, politico e morale.

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