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Al centro la lotta alla disuguaglianza
Rassegna: Segretario, siamo all’inizio di un nuovo anno. Il 2009 e’ stato contrassegnato dal lavoro che non c’è e da una crisi drammatica. Avevi previsto che la crisi sarebbe stata lunga. Cosa possono aspettarsi i lavoratori, i pensionati dal prossimo anno?

Epifani: Il 2010 sarà l’anno forse più pesante dal punto di vista dell’occupazione. Perché la crisi non troverà soluzioni rapide e le politiche del governo, a cominciare dalla legge Finanziaria approvata a colpi di fiducia, non sono in grado di realizzare quello sforzo, di attivare quello stimolo indispensabile per la ripresa degli investimenti e per la soluzione delle gravi crisi industriali, aziendali o settoriali.

Rassegna: Un anno duro dunque?

Epifani: Già, purtroppo sarà un anno molto, molto duro. In particolare il Mezzogiorno lo pagherà con un aumento del tasso di disoccupazione e nelle altre parti del paese con un accentuarsi delle crisi. Per quanto ci riguarda dovremo fare ogni sforzo per dare ai cittadini risposte innanzitutto sul fronte dell’occupazione.

Rassegna: Tutto ciò in un paese spaccato?

Epifani: Qualche giorno fa la Banca d’Italia ha dato una rappresentazione chiara della situazione: c’è una grande disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza nel paese. Il 10 per cento delle famiglie possiede oltre il 45 per cento della ricchezza, e la metà più povera ha il dieci per cento della ricchezza. Si impone quindi, anche come fattore anticrisi, anticiclico, uno spostamento delle risorse verso il lavoro dipendente e le pensioni. Noi abbiamo avanzato una proposta organica di riforma fiscale che deve essere una costante della nostra iniziativa per tutto il 2010, perché proprio nella crisi si possono generare ulteriori disuguaglianze.

Rassegna: Qual è il senso della campagna sul fisco lanciata dalla Cgil?

Epifani: Ci vuole una riforma strutturale che sposti di fatto la pressione sulle transazioni e sulle rendite finanziarie, sulle grandi ricchezze, oltre a recuperare l’evasione fiscale che vale 110 miliardi di euro. Il prelievo fiscale sul lavoro dipendente e sulle pensioni è il più alto d’Europa. Non è giusto, c’è bisogno di mettere mano a questa iniquità per una questione di giustizia sociale. Bisogna farlo seriamente e bisogna farlo adesso.

Rassegna: Ma come si può agire?

Epifani: E’ possibile realizzare una riforma che in tre anni, dal 2010 al 2012, consenta la riduzione delle tasse a lavoratori dipendenti e pensionati per circa 20 miliardi di euro. Si può agire su tre direttrici: recupero dell’evasione, imposte sulle grandi ricchezze, un’aliquota sulle rendite finanziarie al 20 per cento. In questo modo si libererebbero 19,8 miliardi per ridurre le tasse ai redditi fissi, spostando il prelievo su altre fonti.

Rassegna: Ma la Finanziaria 2010 non contiene niente di tutto ciò.

Epifani: E già, purtroppo. Si poteva fare qualcosa in questa Finanziaria, come detassare parte della tredicesima, riprendere il discorso della quattordicesima per i pensionati e aumentare le detrazioni. L’importante, Finanziaria o non Finanziaria, sarebbe di partire rapidamente e poi avere un piano organico. Se sarà possibile ne discuteremo con il governo.

Rassegna: Anche Cisl e Uil, che hanno presentato autonomamente le loro proposte, propongono un piano organico.

Epifani: Ci sono punti di contatto tra la nostra proposta e quelle di Cisl e Uil, ci sono richieste comuni. Vedremo se si potrà fare un’azione di pressione di tutto il movimento sindacale.

Rassegna: Tra i più deboli vi sono naturalmente i lavoratori precari, specie i più giovani. Cosa farà la Cgil nell’anno appena cominciato?

Epifani: Ho già detto che c’è un grande problema di disuguaglianza tra i redditi. Questo colpisce in modo particolare due segmenti delle famiglie italiane: da un lato le fasce di povertà che stanno allargandosi e che sono composte prevalentemente, ma non solo, da persone anziane sole, e in secondo luogo quello del precariato, della disoccupazione giovanile. Continueremo a batterci perché il governo affronti il problema dell’emergenza sociale dal punto di vista delle condizioni degli anziani e dei poveri e, per quanto riguarda precari e giovani, affronti finalmente il problema della perdita di reddito invece di continuare a prorogare misure che riguardano una parte molto piccola, del tutto insignificante dei precari stessi per esempio garantendo qualche prospettiva di investimento formativo per i giovani.

Rassegna: Vi è allarme nel paese per il disagio sociale, anche in relazione ad alcuni episodi di violenza, come l’aggressione a Berlusconi. Vi sono rischi di forme di protesta eccessiva, anche violenta?

Epifani: Dobbiamo saper distinguere tra il fronte sociale e un fronte più composto, che chiamerei civile, tra virgolette. Per quanto riguarda il fronte sociale, anche grazie all’azione della Cgil, la protesta, il disagio, la rabbia del mondo del lavoro sono stati espressi con forme, modalità pienamente condivisibili. Anche molto mature, responsabili. Abbiamo già potuto osservare che talvolta la protesta mette a rischio la stessa incolumità dei lavoratori che questa protesta conducono. Non parliamo di quello che avviene in Francia, ma quando si sale su un tetto, su una gru si mette a repentaglio la propria vita. Tutte le nostre manifestazioni, anche quelle più pesanti per il clima e per il disagio sociale, si svolgono in assoluta correttezza.

Rassegna: E il fronte che tu definisci “civile”?

Epifani: E’ più complesso anche perché interpreta gli umori, i disagi più profondi del paese. Ci sono le difficoltà delle forze politiche senza radici di rappresentare e governare il malessere e la protesta. Come si è visto nella vicenda che ha coinvolto il premier a Milano. Ma vorrei dire soprattutto come si è visto nella vicenda della manifestazione per il quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana. Quello che si è visto in quell’occasione è un segnale molto allarmante: errori fatti dalla Questura, impedire al corteo di entrare nella piazza, e nel frattempo una forma di protesta nei confronti degli oratori che è arrivata fino al punto di riguardare il presidente dell’associazione delle vittime delle stragi italiane. Una cosa che non si era mai vista. E’ evidente che c’è una fase molto pesante. Più in generale c’è una grave divisione nel paese. Di questa fase fa parte anche l’aggressione subita dal presidente del consiglio. Si pone quindi innanzitutto per le forze politiche ma anche per le forze sociali il problema di governare quella che sembra diventare una possibile deriva, per impedire che esploda, che si allarghi. L’epicentro poi sembra essere Milano. Queste sono riflessioni che tutti dovrebbero fare.

Rassegna: Il 2010 è l’anno del XVI congresso della Cgil, un congresso che non sarà solo un momento di riflessione e di dibattito ma anche una occasione per riprendere i temi delle tante iniziative della confederazione. Come te lo aspetti, come lo vivi questo congresso?

Epifani: E’ un congresso che si svolge nel pieno di una crisi grave e quindi deve avere la maturità di fare un bilancio di ciò che si è fatto e di delineare il programma per il futuro, che abbia la capacità di legare l’emergenza alla prospettiva. E questo vuol dire anche definire le modalità di un dibattito congressuale che deve saper parlare alle migliaia di lavoratori cassintegrati, fuori delle aziende, ai precari, e per questo dovremo far di tutto perché sia un congresso molto partecipato. Un congresso che, come si sa, avrei preferito si potesse svolgere su un solo documento unitario e che invece vedrà due mozioni andare al voto delle iscritte e degli iscritti. Questa scelta e queste modalità fanno parte della dialettica democratica di una grande organizzazione. Continuo a ritenere che non fosse la più adatta. Ma cerchiamo di ricavare da un problema una opportunità e chiamiamo francamente a discutere su quello che si è fatto e su come riprendere l’iniziativa il corpo delle nostre iscritte e dei nostri iscritti in modo da farci dare un mandato chiaro per il futuro.

Rassegna: Qual è il tuo saluto ai lavoratori all’inizio dell’anno?

Epifani: Innanzitutto che l’inizio dell’anno avvenga nel modo più sereno possibile malgrado le difficoltà, le tensioni e le incertezze per il futuro. C’è l’impegno da parte mia e di tutta Cgil a continuare a fare sempre meglio quello che stiamo cercando di fare e cioè di stare dalla parte di chi ha problemi e cercare di dare soluzioni positive alle loro condizioni anche perché non si disperda la fiducia nel cambiamento e la speranze di riforme fatte davvero nell’interesse del mondo del lavoro, dei precari, dei giovani e degli anziani.
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