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Prezzo della Crisi del 07-10-2010: 'Israele si deve criticare, “JCall” contro la verità di Fiamma Nirenstein '
Un’organizzazione internazionale ebraica chiama le varie comunità ad esprimere un dissenso dalla politica israeliana. Per il bene degli israeliani e dei palestinesi

di Vittorio Bonanni
Sono passati dieci anni dall’inizio di questo nuovo millennio e molti nodi stanno venendo al pettine. Sta emergendo soprattutto la voglia di cambiare i parametri che finora hanno condizionati le analisi, i ragionamenti dei più, salvo rare eccezioni. Il berlusconismo “rischia” di finire, il “pensiero unico” è in crisi sotti i colpi di una crisi mondiale, il prossimo 16 ottobre, per citare un evento importante, la manifestazione della Fiom sarà un momento cruciale, un vero punto di aggregazione per chi vuole difendere i diritti dei lavoratori e la Costituzione nel nostro Paese. Insomma per chi vuole voltare pagina. Ma anche quello che è successo in questi giorni intorno ad un evento relativamente marginale è importante. Oggi si tiene a Roma presso il tempio di Adriano “per la verità per Israele”, un’iniziativa organizzata da Fiamma Nirenstein, Giuliano Ferrara ed altri intellettuali, giornalisti ed esponenti della destra, sostenuta però da Walter Veltroni, Giovanna Melandri ed artisti e scrittori come Lucia Dalla, Massimo Ranieri e Roberto Saviano. Si tratta di una difesa senza se e senza ma dello Stato d’Israele e soprattutto della sua politica attuale, apparentemente favorevole al processo di pace sponsorizzato dal presidente degli Stati Uniti Obama, ma di fatto ideata proprio per boicottarla quella trattativa, tanto da continuare nell’opera di colonizzazione dei territori palestinesi, condannata da Washington, dall’Europa e dalle Nazioni Unite. La comunità ebraica romana, guidata da Riccardo Pacifici, non ha esitato a promuovere l’iniziativa e questa non è certo una notizia. Ma proprio su questo terreno le cose stanno cambiando. E’ nata infatti da poco tempo “JCall”, un’organizzazione ebraica internazionale che ha come prima preoccupazione la sopravvivenza dello Stato d’Israele che ritiene possibile solo se dall’altra parte si darà vita ad uno Stato palestinese sovrano e libero. Un rete che si dichiara dunque assolutamente contraria al proseguio della colonizzazione dei territori arabi. «Il sostegno sistematico della politica del governo israeliano - dicono gli aderenti di “JCall” - è pericoloso e non serve i veri interessi dello Stato d’Israele». Si tratta di una vera e propria rivoluzione all’interno del mondo ebraico. Certo, non è la prima volta che in Israele o altrove degli ebrei si pronuncino contro la politica dello Stato ebraico e anche in maniera più radicale. Ma l’organizzazione di una rete internazionale è questa sì una novità importante. «Il nostro obiettivo - sostiene “JCall” - è consentire a quegli ebrei europei che sono stati per troppo tempo in silenzio di prendere la parola e di criticare le scelte attuali del governo israeliano». Insomma rompere quel muro di conformismo che ha finora caratterizzato il mondo delle comunità nei confronti del proprio paese di riferimento. Resta importante, precisiamo, che la comunità internazionale assuma un atteggiamento più duro e determinato nei confronti di Israele e che cerchi di trattarlo come uno stato tra i tanti, con dei diritti, certo, ma anche dei doveri. E a questo fine la solidarietà internazionale nei confronti dei palestinesi resta un elemento determinante, a prescindere dallo scenario politico poco confortante che questi offrono, Hamas da un lato a una screditata Anp dall’altro mentre i leader più autorevoli, come Marwan Barghouti, restano nelle carceri israeliane. Ma abbiamo anche visto che più di tanto non possiamo aspettarci dagli Stati Uniti, dall’Europa, dai Paesi arabi e via dicendo. Senza parlare dell’Asia e dell’America latina, continenti che considerano la questione mediorientale marginale. Ma un elemento che potrebbe diventare dirimente per risolvere questo conflitto ormai endemico è una presa di coscienza dell’universo ebraico, una volta democratico e cosmopolita, che li costringa a dire una volta per tutte che così non si può andare avanti. “JCall” ci sta provando e ci auguriamo trovi altri compagni di viaggio e di battaglia. Nell’interesse della pace.

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